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giovedì 4 settembre 2014

Recensione del Mein Kampf, George Orwell


È segno della velocità a cui gli eventi si evolvono che l’edizione integrale del Mein Kampf a cura di Hurst and Blackett, pubblicata solo un anno fa, è redatta da un punto di vista a favore di Hitler. L’intenzione ovvia che traspare dalla prefazione e dalle note del traduttore è di livellare la ferocia del libro e presentare Hitler in una luce il più favorevole possibile. Poiché all’epoca Hitler era ancora rispettabile. Aveva distrutto il movimento sindacale tedesco e per ciò le classi abbienti erano disposte a perdonargli quasi tutto. Sia la Sinistra che la Destra concordavano nella nozione frivola che il Nazionalsocialismo non fosse altro che una versione del Conservatorismo.

Poi all’improvviso si scoprì che Hitler non era rispettabile, dopotutto. Come risultato, l’edizione di Hurst and Blackett fu ripubblicata con una nuova sovraccoperta in cui si spiegava che tutti i profitti sarebbero stati devoluti alla Croce rossa. Tuttavia, basandosi semplicemente sulle prove interne al Mein Kampf, è difficile che si sia verificato un qualche cambiamento reale nelle mire e nelle opinioni di Hitler. Se si paragonano le sue esternazioni di un anno fa o giù di lì con quelle di quindici anni prima, ciò che colpisce è la sua rigidità mentale, il modo in cui la sua visione del mondo non si sviluppa. È una visione fissa di un monomaniaco e che non è probabile che sia molto influenzata dalle manovre temporanee della politica di potenza. Probabilmente, nella mente di Hitler, il Patto russo-tedesco non rappresenta altro che un’alterazione della sua tabella di marcia. Il piano delineato nel Mein Kampf consiste nel distruggere per prima la Russia, con l’intenzione sottintesa di distruggere l’Inghilterra in seguito. Ora, come si è rivelato, è dell’Inghilterra che bisogna occuparsi per prima, perché tra le due è stata la Russia ad essere più facilmente corrotta. Ma il turno della Russia giungerò quando l’Inghilterra sarà fuori dai giochi: è così, senza dubbio, che la vede Hitler. Se ciò si avvererà è ovviamente un’altra questione.

Immaginiamo che il programma di Hitler possa venire attuato. Ciò che si prefigura, fra cento anni, è uno stato perpetuo di 250 milioni di tedeschi con un sacco di “spazio vitale” a disposizione (ovvero espandersi fino all’Afghanistan o giù di lì), un orribile impero senza cervello in cui, essenzialmente, non accade mai nulla se non l’addestramento dei giovani alla guerra e la procreazione infinita di carne da cannone fresca. Com’è riuscito a propagandare questa visione mostruosa? È facile dire che a un punto della sua carriera sia stato finanziato dagli industriali pesanti, che avevano visto in lui l’uomo che avrebbe spazzato via i socialisti e i comunisti. Non l’avrebbero sostenuto, tuttavia, se non avesse già creato un grande movimento. Ancora una volta, la situazione in Germania, con i suoi sette milioni di disoccupati, era ovviamente favorevole per i demagoghi. Ma Hitler non avrebbe avuto successo contro i suoi molti rivali se non fosse stato per l’attrattiva del suo stesso carattere, che traspare persino dalla scrittura sgraziata del Mein Kampf e che è senza dubbio sopraffacente quando si ascoltano i suoi discorsi… Il fatto è che c’è qualcosa di profondamente attraente in lui. Lo si avverte di nuovo al vedere le sue fotografie; e vi raccomando in particolare la fotografia all’inizio dell’edizione di Hurst and Blackett, che mostra Hitler nei primi giorni delle Camicie Brune. È un volto patetico e cagnesco, il volto di un uomo che soffre il peso di torti intollerabili. In un modo piuttosto più mascolino riproduce l’espressione di innumerevoli immagini del Cristo crocifisso e vi è poco dubbio che è così che Hitler si vede. La causa iniziale e personale del rancore che serba nei confronti dell’universo può essere solo immaginata, ma è indubbio che quel rancore ci sia. È il martire, la vittima, Prometeo incatenato alla roccia, l’eroe abnegante che combatte a mani nude nonostante uno svantaggio impossibile. Se stesse ammazzando un topo saprebbe fare in modo che appaia come se stesse uccidendo un drago. Si ha la sensazione che, come nel caso di Napoleone, stia lottando contro il destino, che non può vincere, eppure che se lo meriti, in qualche modo. L’attrazione di una tale visione è certamente enorme: metà dei film che si vedono trattano uno di tali temi.

Ha anche colto la falsità dell’atteggiamento edonistico nei confronti della vita. Quasi tutto il pensiero occidentale, a partire dall’ultima guerra, e in particolare tutto il pensiero “progressista”, ha presupposto tacitamente che gli esseri umani non desiderino nient’altro che vada al di là dell’agiatezza, la sicurezza e l’evitare il dolore. In una tale visione della vita non vi è posto per, ad esempio, il patriottismo e le virtù militari. Il socialista che vede i suoi figli giocare con i soldatini ne è solitamente irritato, ma non è mai in grado di trovare un sostituto per i soldatini di latta: i pacifisti di latta non vanno bene, non si sa perché. Hitler, poiché nella sua propria mente senza gioia lo sente con forza eccezionale, sa che gli esseri umani non vogliono solo i conforti, la sicurezza, una giornata lavorativa breve, igiene, controllo delle nascite e, più in generale, buon senso; vogliono anche, almeno a intermittenza, lottare e abnegarsi, senza nemmeno considerare i tamburi, le bandiere e le parate militari. Nonostante ciò che possono essere come teorie economiche, il fascismo e il nazismo sono psicologicamente molto più solide di ogni concezione edonistica della vita. Lo stesso è probabilmente vero della versione militarizzata del socialismo di Stalin. Tutti e tre i grandi dittatori hanno guadagnato potere imponendo pesi intollerabili sui propri popoli. Mentre il socialismo e persino il capitalismo, in maniera più riluttante, hanno detto alla gente “vi propongo di star bene”, Hitler ha detto loro “vi offro stenti, pericolo e morte” e di conseguenza un’intera nazione si inchina ai suoi piedi. Forse in futuro se ne stuferanno e cambieranno idea, come alla fine dell’ultima guerra. Dopo qualche anno di massacri e fame “La maggior felicità per il maggior numero” è un buono slogan, ma in questo momento è “Meglio una fine orrenda che un orrore senza fine” a vincere. Adesso che combattiamo contro l’uomo che l’ha coniato, non dobbiamo sottovalutare il suo fascino emotivo.

mercoledì 9 luglio 2014

Giornalismo: Lo stai facendo sbagliato

A volte, capita che una persona possa scegliere la carriera sbagliata. Capita, per l’amor del cielo. Eppure, pare che il giornalismo sia il campo in cui queste persone decidono di incontrarsi per un aperitivo. L’esempio più lampante è costituito dagli articoli inutili e\o scritti male che solitamente vengono pubblicati con l’user Redazione. Oggi abbiamo un esemplare interessante, questo articolo qui, pubblicato su Blitz Quotidiano. Lo metto in FreezePage, non sia mai che qualcuno alla redazione di Blitz Quotidiano abbia un’improvvisa botta di rinsavimento e decida che è meglio non pubblicare certe str****te.
La notizia di per sé non è falsa, il problema sta nel pubblicare qualsiasi stronzata, tanto per generare traffico. L’articolo di per sé è preso da una testata americana, per la precisione WVUE, una emittente locale di New Orleans affiliata con Fox News, la stessa Fox News conservatrice e bigotta. Non pare strano che abbiano deciso di pubblicare un articolo del genere. Tra l’altro, la chiusura è nello stile più pubblicitario che esista. Poco ci mancava che mettessero l’indirizzo completo. Di certo, il signor Gino Marino ha avuto un bel po’ di pubblicità gratuita. Chiamiamolo fesso.

E tuttavia, anche se Blitz Quotidiano avesse pubblicato un articolo del genere, la cosa poteva andare anche benino. Sarebbe stato l’ennesimo articolo di cui ci saremmo dimenticati nel corso di un giorno o due. E invece no; hanno dovuto metterci del loro per scriverlo con i piedi.
Innanzitutto, Baton Rouge non si trova in California. La mia teoria è che il loro articolista abbia visto scritto LA e hanno pensato “Dev’essere la sigla della targa. LA sono le iniziali di Los Angeles, allora il fatto è avvenuto a Los Angeles”. Il problema, caro il mio articolista sottopagato (almeno, mi auguro che tu sia sottopagato, altrimenti stai letteralmente rubando lo stipendio a qualcuno più capace di te) è che le sigle, negli Stati Uniti, si riferiscono agli Stati, non alle città. Se tu ti fossi preso la briga di cercare Baton Rouge LA su Google Maps, ti saresti accorto che questa cittadina si trova vicino New Orleans. Dall’altra parte degli Stati Uniti.
Poi, non è assolutamente vero che le melanzane formavano la parola “GOD” (e sulle somiglianze con la parola ci sarebbe molto di cui discutere), bensì erano i semini stessi a formarla.
La fetta di melanzana (riporto dall’articolo originale, sliced eggplant) era tagliata nel senso della larghezza. Tutti gli studenti di botanica, ma anche chiunque abbia mai visto da vicino una melanzana, sa che i semi si distribuiscono all’interno del frutto in cilindri. La melanzana in questione ne aveva tre, tutto qui. L’aver visto la parola GOD non è altro che un fenomeno di pareidolia, il più noto dei quali è forse il volto su Marte. Il mondo, infatti, è un posto complesso e le informazioni su di esso che abbiamo spesso sono incomplete e confuse. Noi siamo creature semplici e ci accontentiamo di poco: per questo, il nostro cervello tende a semplificare la percezione della realtà, per dare ordine a stimoli che non ne hanno. Per questo motivo vediamo la sagoma dell’America in una macchia di muffa, o un drago in una nuvola (anche se qualcuno ci vede le sciikimiki).


Ah, e comunque la virgola tra “in California” e “non riusciva a credere ai suoi occhi” non ci va. Non stai subordinando una frase all’altra. Anzi, la frase non è nemmeno un periodo!

giovedì 19 giugno 2014

DreadOut in italiano

Oggi è stato rilasciato su Steam l'aggiornamento 1.5.2 di DreadOut che, tra le altre cose, include la localizzazione in italiano.

Qui l'annuncio su Steam.

martedì 10 giugno 2014

The Republia Times: Traduzione Italiana

LocJam è terminata e i vincitori sono stati annunciati. Purtroppo non ho vinto, ma pazienza: alla fine si è trattato di una competizione il cui scopo principale era quello di divertirsi e ho imparato moltissimo da questa esperienza.
Ho pensato di condividere con i lettori di questo blog la mia versione, disponibile cliccando qui o sul link in alto a destra.
Ovviamente, commenti, consigli e critiche sono ben accetti. (:

martedì 29 aprile 2014

La Politica e la Lingua Inglese


La maggior parte di chi si preoccupa affatto del problema ammetterebbe che la lingua inglese è in una brutta situazione, ma generalmente si presume che non ci sia nulla che possiamo farci per mezzo di un'azione consapevole. La nostra civiltà è decadente e la nostra lingua (è questo l'argomento) deve inevitabilmente seguirla nel collasso generale. Segue che qualsiasi resistenza contro l'abuso della lingua sia un arcaismo sentimentalista, come il preferire le candele alla luce elettrica o i calessi agli aeroplani. Al di sotto di ciò si nasconde la credenza semi-consapevole che la lingua sia un'evoluzione naturale e non uno strumento cui diamo forma per i nostri scopi.

Ora, è chiaro che il declino di una lingua debba avere in ultima analisi cause economiche e politiche: non è semplicemente a causa della cattiva influenza di questo o quel singolo scrittore. Ma un effetto può divenire una causa, rinforzando la causa originaria e producendo lo stesso effetto in forma intensificata e così via, all'infinito. Un uomo può cominciare a bere perché si sente un fallito e divenire un completo fallito perché beve. È la medesima cosa che sta accadendo alla lingua inglese. Diviene brutta e imprecisa perché i nostri pensieri sono sciocchi, ma la sciatteria della nostra lingua ci induce più facilmente a fare pensieri sciocchi. Il punto è che il processo è reversibile. L'inglese moderno, soprattutto quello scritto, è pieno di cattive abitudini che si diffondono per imitazione e che è possibile evitare se si ha la voglia di prendersi la briga. Se ci si libera di queste abitudini, si può pensare più chiaramente e ciò è il primo passo necessario verso una rigenerazione politica: cosicché la lotta contro il cattivo inglese non è frivola e non è preoccupazione esclusiva degli scrittori professionali. Vi ritornerò a breve e spero che nel frattempo il significato di ciò che ho detto sarà divenuto più chiaro. Nel frattempo, ecco cinque esemplari di come la lingua inglese viene abitualmente scritta.

I seguenti cinque passaggi non sono stati scelti perché sono particolarmente brutti (avrei potuto citare roba ben peggiore, se avessi voluto) ma perché illustrano numerosi tra i vizi mentali di cui soffriamo. Sono un po' al di sotto della media ma si tratta di esempi piuttosto rappresentativi. Li numero così da rendere più agevoli i riferimenti, quando necessari:
  1. Io non sono, ovviamente, certo se non sia vero l'affermare che il Milton che un tempo non sembrava dissimile a un Shelley del diciassettesimo secolo non fosse diventato, a causa di un'esperienza sempre più amara d'anno in anno, più alieno [sic] al fondatore della setta gesuitica che nulla potesse indurlo a tollerare.
    Professor Harold Laski
    Saggio sulla Libertà d'Espressione
  2. Soprattutto, non possiamo giocare a rimbalzello con una batteria predeterminata di modi di dire che prescrive collocazioni egregie di vocaboli come il semplice veder rosso in luogo di arrabbiarsi e fare il punto invece di riepilogare.1
    Professor Lancelot Hogben
    Interglossa
  3. Da un lato abbiamo la personalità libera: per definizione è non neurotica, poiché non ha né conflitti, né sogni. I suoi desideri, così come sono, sono trasparenti, poiché sono ciò che l'approvazione istituzionale tiene all'avanguardia della consapevolezza; un altro schema istituzionale ne altererebbe il numero e l'intensità; c'è poco in essi di naturale, irriducibile o culturalmente pericoloso. Ma d'altro canto, il legame sociale stesso non è altro che il maturo riflesso di queste integrità sicure in sé. Ricordate la definizione di amore. Non è questa l'immagine stessa di un piccolo accademico? Dov'è il luogo in questa sala degli specchi per la personalità o la fraternità?
    Saggio sulla psicologia in Politics (New York)
  4. Tutta la “gente migliore” dei club dei gentiluomini e tutti i frenetici capitani fascisti, uniti nell'odio comune nei confronti del Socialismo e dell'orrore bestiale di fronte alla marea crescente del movimento rivoluzionario di massa, si sono dedicati ad atti di provocazione, di schifosi attentati incendiari, di leggende medievali circa pozzi avvelenati, per legalizzare la distruzione da parte loro delle organizzazioni proletarie e hanno suscitato un fervore sciovinista presso i piccolo borghesi per conto della lotta contro la via rivoluzionaria per uscire dalla crisi.
    Pamphlet comunista
  5. Se bisogna infondere un nuovo spirito in questa vecchia nazione, vi è una riforma spinosa e contenziosa da affrontare, e cioè l'umanizzazione e la galvanizzazione della BBC. La timidezza sarà preambolo alla cancrena e all'atrofia dell'anima. Il cuore della Bretagna può pure essere solido e dal battito forte, ad esempio, ma il ruggito del leone britannico al presente è come quello di Fondo nel Sogno di una Notte di Mezza Estate di Shakespeare: soave come quello di una colomba. Una nuova Bretagna virile non può continuare a essere tradita agli occhi, o meglio, alle orecchie del mondo dai languori sorpassati di Langham Place, sfacciatamente mascherato come “inglese standard”. Quando la Voce della Bretagna si udrà, alle nove, molto più lontano e infinitamente meno ridicolo di sentire le acca onestamente ignorate rispetto all'attuale raglio moralista, inflazionato, inibito, da maestrine di scuola di irreprensibili signorine miagolanti!
    Lettera al Tribune

Ognuno di questi passaggi ha dei demeriti propri, ma, oltre all'evitabile bruttezza, sono comuni a tutti due qualità. La prima è la pesantezza delle immagini, l'altra la mancanza di precisione. Lo scrittore o ha un significato e non è in grado di esprimerlo, oppure dice inavvertitamente qualcos'altro, o è quasi indifferente al che le sue parole significhino qualcosa oppure no. Il miscuglio di vaghezza e incompetenza bella e buona è una delle più evidenti caratteristiche della prosa inglese moderna, soprattutto di ogni genere di scritto politico. Non appena di sollevano certi argomenti, il concreto si fonde con l'astratto e nessuno sembra essere in grado di concepire discorsi che non siano triti e ritriti: la prosa consiste meno e meno di parole scelte in virtù del loro significato, e sempre più di sintagmi messi assieme come le sezioni di un pollaio prefabbricato. Elenco qui sotto, corredati da note ed esempi, alcuni dei trucchi tramite i quali l'opera di costruzione della prosa viene abitualmente evitata:
Metafore morenti. Una metafora di recente invenzione aiuta il pensiero, evocando un'immagine visiva, mentre una metafora che è tecnicamente “morta” (p. es. “risoluzione ferrea”) è in effetti divenuta una parola ordinaria e generalmente può essere utilizzata senza perdita di vividezza. Ma nel mezzo di queste due classi c'è un enorme ammasso di metafore consunte che hanno perduto tutto il potere evocativo e sono usate meramente perché risparmiano al parlante il problema di inventare dei sintagmi da sé. Alcuni esempi sono: cambiare aria, imbracciare le armi, fare qualcosa in barba a qualcuno, stare spalla a spalla pescare in acque torbide, all'ordine del giorno, tallone d'Achille, canto del cigno, focolaio di.2 La maggior parte di queste vengono usate senza conoscerne il significato (ad esempio, cos'è una “rottura”?) e spesso vengono mischiate metafore incompatibili, segno sicuro che lo scrittore non è interessato a ciò che dice. Il senso originario di alcune di queste metafore è stato distorto senza che coloro che le utilizzano siano persino consci di ciò. Ad esempio, toe the line viene talvolta scritto come tow the line.3 Un altro esempio è quello dell'incudine e del martello, ad oggi usato costantemente che sia il martello ad avere la peggio. In realtà è sempre l'incudine a rompere il martello, mai il contrario: uno scrittore che ha smesso di pensare a ciò che dice eviterebbe di corrompere la frase originale.

Operatori o protesi verbali. Ciò risparmia l'affanno di scegliere i verbi e nomi appropriati e allo stesso tempo tappezzano ogni frase di sillabe extra che le donano una parvenza di simmetria. Frasi caratteristiche sono rendere inoperativo, militare contro, prendere contatto con, essere soggetto a, dare rilancio a, dare motivo di, avere l'effetto di, giocare un ruolo trainante in, avere effetto, esibire una tendenza a, servire lo scopo di, ecc. ecc. La nota fondamentale è l'eliminazione dei verbi semplici. Invece di usare una sola parola, come rompere, fermare, danneggiare, riparare, uccidere, un verbo diviene un sintagma composto da un nome o aggettivo unito a un verbo generico come dimostrare, servire, formare, giocare, rendere. Inoltre, la voce passiva viene usata ovunque possibile rispetto a quella attiva e si usano costruzioni nominali invece di gerundi (tramite esame invece di esaminando). La gamma di verbi viene ulteriormente limitata per mezzo delle formazioni in -izzare e in -de e viene conferita una parvenza di profondità alle affermazioni banali per mezzo della formazione in non + in-. Le congiunzioni e le preposizioni semplici vengono sostituite da sintagmi quali con riferimento a, visto il, il fatto che, a forza di, in vista di, nell'interesse di, ipotizzando che; e i finali di frase sono salvati dal climax discendente da luoghi comuni clamorosi come fortemente auspicabile, non è possibile ignorare, ci si aspettano sviluppi nel prossimo futuro, meritevole di considerazione, condotto a conclusione soddisfacente e così via.

Dizione pretenziosa. Parole come fenomeno, elemento, individuo, obiettivo, categorico, effettivo, virtuale, basilare, primario, promuovere, costituire, esibire, sfruttare, utilizzare, eliminare, liquidare vengono usate per imbellire un'affermazione semplice e donare un'aria di imparzialità scientifica a giudizi pregiudizievoli. Aggettivi come epocale, epico, storico, indimenticabile, trionfante, antico, inevitabile, inesorabile, genuino sono usati per dignificare il processo sordido della politica internazionale, mentre la scrittura che mira a glorificare la guerra prende solitamente una coloritura arcaica, le cui parole caratteristiche sono: regno, trono, carro, pugno di ferro, tridente, spada, scudo, stendardo, stivalone, squillante. Espressioni e parole straniere come cul de sac, ancien regime, deus ex machina, mutatis mutandis, status quo, gleichschaltung4, weltanschauung5 sono usate per dare un'aria di cultura ed eleganza. Oltre alle utili abbreviazioni i.e., e.g. ed etc., non vi è alcuna reale necessità delle centinaia di sintagmi stranieri attualmente correnti nella lingua inglese. I cattivi scrittori, e soprattutto quelli scientifici, politici e sociologici, sono quasi sempre perseguitati dalla nozione che le parole latine o greche siano più maestose di quelle sassoni e parole non necessarie come espedire, migliorare, predire, estraneo, sradicato, clandestino, subacqueo e centinaia di altre guadagnano costantemente terreno a scapito di quelle anglosassoni.6 Il gergo particolare della scrittura marxista (iena, boia, cannibale, piccolo borghese, questa gentry7, lacchè, servo, cane pazzo, Guardia Bianca8, ecc.) consistono in larga misura di parole tradotte9 dal russo, dal tedesco o dal francese; ma il modo normale di coniare una nuova parola è quello di usare la radice greca o latina con l'affisso appropriato e, quando necessario, con interventi sulla lunghezza. È spesso più facile inventare parole di questo tipo (deregionalizzare, inammissibile, extra-matrimoniale e così via) piuttosto che pensare a quali parole inglesi rendano ciò che si intende. Il risultato, in genere, è un aumento della sciatteria e della vaghezza.

Parole senza senso. In alcuni tipi di scrittura, in particolare nella critica d'arte e letteraria, è normale imbattersi in lunghi passaggi che mancano quasi completamente di significato.10 Parole come romantico, plastico, valori, umano, morto, sentimentale, naturale, vitalità, per come sono usati nella critica d'arte, sono strettamente insensate, nel senso che non solo non si riferiscono ad alcun oggetto conoscibile, ma difficilmente ci si aspetta che il lettore vi faccia riferimento. Quando un critico scrive “La caratteristica di spicco dell'opera di X è la sua qualità vivida”, mentre un altro scrive “La cosa che colpisce immediatamente dell'opera di X è il suo particolare esser morta”, il lettore li accetta come una semplice divergenza d'opinione. Se fossero utilizzate parole come bianco e nero, invece di parole gergali come morto e vivente, capirebbe in un attimo che la lingua è utilizzata in maniera impropria. Similmente, si abusa di molte parole della politica. La parola fascismo ad oggi non ha alcun significato, in quanto significa “qualcosa non desiderabile”. Le parole democrazia, socialismo, libertà, patriottico, realistico, giustizia hanno numerosi significati diversi che non si possono riconciliare gli uni con gli altri. Nel caso di una parola come democrazia, non solo non vi è una definizione condivisa, ma il tentativo di fornirne una viene contestata da tutte le parti. Si ha la sensazione quasi universale che quando diciamo che una nazione è democratica, la stiamo elogiando: di conseguenza, i difensori di qualsiasi tipo di regime sostengono che questo è una democrazia e temono di dover smettere di usare quella parola, se fosse legata a qualsiasi significato. Affermazioni come Il maresciallo Pétain era un vero patriota, La stampa sovietica è la più libera del mondo, La Chiesa Cattolica si oppone alle persecuzioni vengono quasi sempre enunciate con l'intento di ingannare. Altre parole usate con significati variabili, nella maggior parte dei casi in maniera più o meno disonesta, sono: classe, totalitario, scienza, progressista, reazionario, borghese, uguaglianza.

Ora che ho elencato questo catalogo di raggiri e perversioni, lasciatemi fornire un altro esempio di ciò a cui portano. Stavolta deve trattarsi per sua natura di un testo immaginario. Tradurrò un passaggio in buon inglese in inglese moderno del tipo peggiore. Ecco un famosissimo passo dall'Ecclesiaste:

Io mi sono rimesso a considerare che, sotto il sole, per correre non basta essere agili, né basta per combattere essere valorosi, né essere saggi per avere del pane, né essere intelligenti per avere delle ricchezze, né essere abili per ottenere favore; poiché tutti dipendono dal tempo e dalle circostanze.

Eccolo in lingua moderna:

Le considerazioni oggettive sui fenomeni contemporanei urgono alla conclusione che il successo o il fallimento nelle attività competitive non mostrano tendenza a poter essere commensurate con le capacità innate, ma che bisogna invariabilmente prendere in considerazione un considerevole elemento di imprevedibilità.

È una parodia, ma non una molto grossolana. L'esempio (3) qui sopra, ad esempio, contiene numerosi spezzoni della stessa tipologia di lingua. Ci si accorgerà che non ho fatto una traduzione completa. L'inizio e la fine della frase seguono il significato originale piuttosto da vicino, ma le illustrazioni concrete in mezzo (di corsa, battaglia, pane) si dissolvono nei sintagmi vaghi “il successo o il fallimento nelle attività competitive”. Doveva essere così, perché nessuno scrittore moderno del tipo di cui sto discutendo (nessuno in grado di usare sintagmi come “le considerazioni oggettive sui fenomeni contemporanei”) pianificherebbe mai i suoi pensieri in maniera così precisa e dettagliata. La tendenza predominante della prosa moderna è lontana dalla concretezza. Analizziamo queste due frasi un po' più da vicino. La prima contiene cinquanta parole, ma soltanto poco più di un centinaio di sillabe e tutte le sue parole provengono dalla vita quotidiana. La seconda contiene meno parole, ma più sillabe. La prima frase contiene sei immagini vivide e solo un sintagma (“dal tempo e dalle circostanze”) che si possa ritenere vago. La seconda non contiene un singolo sintagma fresco o notevole e, nonostante il maggior numero di sillabe, dà solo una versione abbreviata del significato contenuto nella prima. Eppure non vi è dubbio che sia il secondo tipo di frase a star guadagnando terreno nel linguaggio moderno. Non voglio esagerare. Questo tipo di scrittura non è ancora universale e degli affioramenti di semplicità compaiono qui e là nella pagina peggio scritta. Ma, se a uno di noi venisse chiesto di scrivere qualche riga sull'incertezza delle fortune umane, dovremmo probabilmente avvicinarci di più alla mia frase immaginaria, che a quella delle Ecclesiaste.

Come ho cercato di mostrare, la scrittura moderna, nelle sue vesti peggiori, non consiste nello scegliere parole in base al loro significato e inventare immagini per renderne più chiaro il significato. Consiste nell'incollare lunghe strisce di parole che sono state messe in ordine da qualcun altro e rendendo i risultati presentabili tramite un'evidente truffa. L'attrattiva di questo modo di scrivere risiede nella sua facilità. È più facile (persino più veloce, quando ci si fa l'abitudine) dire Secondo il mio parere, non è una supposizione ingiustificata che dire Credo che. Se si utilizzano sintagmi pronti all'uso non solo non si deve andare in cerca delle parole, ma non ci si deve nemmeno preoccupare del ritmo delle frasi, dal momento che tali sintagmi sono disposti in maniera tale da risultare più o meno armoniosi. Quando si compone di fretta (quando si detta a uno stenografo, ad esempio, o pronunciando un discorso pubblico) è naturale cadere in uno stile pretenzioso e latineggiante. Conclusioni come una considerazione che faremmo bene a tenere a mente o una conclusione con cui ognuno di noi concorderebbe prontamente risparmierà che molte frasi finiscano con un tonfo. Usando metafore, similitudini e modi di dire vecchi ci si risparmia uno sforzo mentale considerevole, al costo di lasciare vago il significato, non solo per il lettore, ma anche per se stessi. È questa l'importanza delle metafore miste. L'unico scopo di una metafora è di richiamare un'immagine visiva. Quando queste immagini cozzano (come in La piovra fascista ha cantato il proprio canto del cigno, lo stivalone è stato gettato nel crogiolo) si può dare per certo che lo scrittore non vede un'immagine mentale degli oggetti che sta menzionando: in altre parole, in realtà non pensa. Guardiamo di nuovo gli esempi che ho fornito all'inizio di questo saggio. Il professor Laski (1) usa cinque negazioni in cinquantadue parole. Uno di questi è superfluo, rendendo insensato l'intero passaggio e, inoltre, vi è un refuso (alieno invece di simile11) che lo rende ancora più insensato e vari esempi evitabili di goffaggine che ne aumentano la vaghezza generale. Il professor Hogben (2) gioca a rimpiattino con una batteria che è in grado di scrivere prescrizioni e, sebbene non approvi l'utilizzo comune di vedere rosso, non ha voglia di aprire il dizionario e cercarne il significato per sapere cosa significa; (3), se si assume un atteggiamento poco ben disposto nei suoi confronti, è semplicemente insensato: probabilmente è possibile ricostruirne il significato che l'autore intendeva dargli leggendo l'intero articolo in cui compare. In (4), l'autore sa più o meno cosa vuole dire, ma l'accumulo di sintagmi stantii lo soffoca, come foglie di tè nello scarico del lavandino. In (5), le parole e il significato hanno quasi preso strade diverse. Chi scrive in questo modo ha un significato emotivo generale (detestano qualcosa e vogliono esprimere solidarietà nei confronti di un'altra), ma non è interessato ai dettagli di ciò che dice. Uno scrittore scrupoloso si porrà, dopo ogni frase scritta, almeno quattro domande, ossia:

  1. Cosa voglio dire?
  2. Quali parole lo esprimono?
  3. Quale immagine o modo di dire lo renderà più chiaro?
  4. Quest'immagine è abbastanza nuova da avere effetto?

E probabilmente se ne porrà altre due:

Posso esprimerlo più in breve?
Ho detto qualcosa in un brutto stile che potevo evitare?

Ma non si è obbligati a porsi tutti questi problemi. Li si possono evitare aprendo semplicemente la mente e lasciare che venga affollata da formule già pronte. Esse costruiranno le vostre frasi per voi (e persino i vostri pensieri, fino a un certo punto) e se necessario eseguiranno l'importante servizio di nascondere parzialmente il significato persino a voi stessi. È a questo punto che la connessione speciale tra la politica e lo svilimento della lingua diviene chiaro.

Nella nostra epoca, è largamente vero che la scrittura politica sia una pessima scrittura. Quando ciò non è vero, si scoprirà generalmente che lo scrittore è un qualche tipo di ribelle che esprime le proprie opinioni personali e non una “linea di partito”. L'ortodossia, di qualunque colore essa sia, sembra domandare uno stile imitativo e smorto. I dialetti politici rinvenibili nei pamphlet, negli articoli di fondo, nei manifesti, nei libri bianchi e nei discorsi dei sottosegretari variano certamente da partito a partito, ma sono tutti accomunati dall'impossibilità di ritrovarvi una figura retorica fresca, vivida, originale. Quando si ascolta un vecchio ronzino che ripete meccanicamente le espressioni familiari sul palco del comizio, come atrocità bestiali, tallone di ferro, tirannia sanguinaria, i popoli liberi del mondo, stare spalla a spalla, si ha spesso la singolare sensazione di non stare osservando un essere umano, ma una specie di marionetta, sensazione che diviene improvvisamente più forte nei momenti in cui la luce viene riflessa dagli occhiali dell'oratore, tramutandoli in dischi vuoti che non sembrano avere degli occhi al di là di essi. E non si tratta nemmeno di lasciarsi prendere dalla fantasia: un oratore che usa quel tipo di fraseologia ha già intrapreso la strada verso il tramutarsi in una macchina. I suoni adatti provengono dalla laringe, ma il cervello non è coinvolto nella stessa misura in cui lo sarebbe se stesse scegliendo le parole da sé. Se il discorso che sta pronunciando gli è familiare a furia di averlo ripetuto in continuazione, potrebbe essere quasi inconsapevole di ciò che dice, come quando si pronunciano le risposte in chiesa. E tale stato di consapevolezza ridotta, seppur non indispensabile, è ad ogni modo favorevole alla conformità politica.

Nella nostra epoca, l'oratoria e la scrittura politica sono in larga misura la difesa dell'indifendibile. Cose come la continuazione della dominazione britannica in India, le purghe e le deportazioni russe, lo sgancio delle bombe atomiche sul Giappone possono sicuramente essere difese, ma solo tramite argomenti troppo brutali per poter essere affrontati dalla maggior parte delle persone e che non coincidono con gli scopi dichiarati dei partiti politici. Così, la lingua della politica deve consistere in larga parte di eufemismi, ragionamenti circolari e altre vaghezze belle e buone. Villaggi inermi vengono bombardati, gli abitanti scacciati nelle campagne, il bestiame ucciso a colpi di mitragliatrice, le capanne date alle fiamme con proiettili incendiari: si chiama pacificazione. Milioni di contadini vengono privati delle loro fattorie e costretti a divenire profughi, portando con sé solo ciò che sono in grado di trasportare a spalla: ciò è detto trasferimento di popolazione o rettificazione delle frontiere. La gente viene detenuta per anni senza processo, o giustiziata con un o sparo alla testa o condannata a morire di stenti in segherie nel circolo polare artico: si chiama eliminazione di elementi inaffidabili. Una tale fraseologia è necessaria se si vuole nominare qualcosa senza evocarne un'immagine mentale. Considerate ad esempio un agiato professore inglese che difende il totalitarismo russo. Non può ammettere candidamente “Credo che l'eliminazione fisica degli avversari sia un bene, se è possibile ottenerne un vantaggio”. Dunque, dirà probabilmente qualcosa del genere:

“Sebbene ammetta in tutta franchezza che il regime sovietico mostri alcune caratteristiche che gli umanitari possano essere inclini a deplorare, dobbiamo, ritengo, concordare sul fatto che una riduzione della destra all'opposizione politica sia una concomitanza inevitabile dei periodi transitori e che i rigori a cui il popolo russo è stato chiamato sono ampiamente giustificati nella sfera dei risultati concreti.”

Lo stile inflazionato è in sé un tipo di eufemismo. Una massa di parole forbite ricade sui fatti come neve soffice, sfocando i contorni e nascondendo tutti i dettagli. Il grande nemico della lingua chiara è l'insincerità. Quando vi è una separazione tra gli scopi reali e dichiarati, ci si rivolge come per istinto alle parole lunghe e ai modi di dire logori, come una seppia che sputa inchiostro. Nella nostra epoca non esiste qualcosa come “lo stare alla larga dalla politica”. Tutti i problemi sono problemi politici e la politica stessa è una massa di bugie, sotterfugi, follie, odio e schizofrenia. Quando l'atmosfera generale è guasta, la lingua deve soffrirne. Mi aspetterei di trovare (è questa una supposizione che le mie conoscenze non mi consentono di verificare) che la lingua tedesca, quella russa e quella italiana si siano deteriorate negli ultimi dieci o quindici anni, come risultato della dittatura.

Ma se il pensiero corrompe la lingua, anche la lingua può corrompere il pensiero. Un cattivo uso può diffondersi per tradizione e imitazione anche tra persone che dovrebbero saperne e ne sanno di più. La lingua degradata che ho discusso è talvolta molto conveniente. Sintagmi del tipo non è una supposizione ingiustificabile, lascia molto a desiderare, non condurrà a buon esito, una considerazione che faremmo bene a tenere a mente sono una tentazione continua, uno scatolo di aspirina sempre a portata di mano. Riscorrete questo saggio e sicuramente troverete che ho commesso in continuazione gli stessi errori contro cui protesto. Con la posta di stamane ho ricevuto un pamphlet sulle condizioni in Germania. L'autore mi scrive che si è “sentito il dovere” di scriverlo. L'ho aperto su una pagine a caso, ed ecco una delle prime frasi che ho visto: “[Gli Alleati] hanno non solo l'opportunità di ottenere una trasformazione radicale della struttura sociale e politica della Germania al fine di evitare una reazione nazionalistica nella Germania stessa, ma al contempo di porre le fondamenta di un'Europa cooperativa e unita”. Vedete, si “sente in dovere” di scrivere, ovvero sente, presumibilmente, di aver qualcosa di nuovo da dire, eppure le sue parole si raggruppano automaticamente in una triste formazione a loro familiare, come i cavalli allo squillo di tromba. L'invasione della mente di espressioni pronte all'uso (porre le fondamenta, ottenere una trasformazione radicale) si può evitare solamente se si è costantemente in guardia e ogni espressione del genere anestetizza una porzione del cervello.

Poco fa ho detto che la decadenza della lingua è probabilmente curabile. Coloro che lo negano sottolineerebbero (sempre che ne siano in grado) che una lingua non è altro che il riflesso di condizioni sociali esistenti e che non ne possiamo influenzare lo sviluppo smanettando direttamente con le parole e i costrutti. Per quel che riguarda il tono generale o lo spirito della lingua, ciò può essere vero, ma non è vero in dettaglio. È capitato spesso che sparissero espressioni e parole stupide, non grazie a un processo evolutivo, ma grazie all'azione consapevole di una minoranza. Due esempi recenti sono battere tutte le strade e non escludere nessuna possibilità, scomparse grazie alla derisione messa in atto da alcuni giornalisti. C'è una lunga lista di metafore inutili che potrebbero essere eliminate, se un numero sufficiente di persone si interessasse a tale compito e potrebbe essere anche possibile deridere l'esistenza stessa della formazione in in-, ridurre la quantità di latino e greco nella sentenza media ed eliminare espressioni straniere e parole scientifiche a sproposito e, più in generale, rendere la pretenziosità fuori moda. Ma tutti questi sono punti minori. La difesa della lingua inglese implica più di ciò ed è forse meglio iniziare col dire cosa ciò non implica.

Per iniziare, non ha nulla a che vedere con gli arcaismi, col salvataggio di parole e figure retoriche obsolete o con la creazione di un “inglese standard” da cui non allontanarsi mai. Al contrario, è necessario eliminare ogni parola o modo di dire che non siano più utili. Non ha nulla a che vedere con una grammatica e una sintassi corretta, che non hanno importanza, a patto che il significato sia chiaro, o l'evitare gli americanismi, o avere ciò che si chiama “un buono stile prosaico”. D'altro canto, non riguarda la finta semplicità o il tentativo di rendere l'inglese scritto più colloquiale. Né implica la preferenza della parola anglosassone a quella latina sempre e in ogni caso, sebbene implichi l'utilizzo di meno parole e parole più corte che possano esprimere il significato. Ciò che più di tutto è necessario è il lasciare che il significato scelga le parole, non il contrario. Nella prosa, la cosa peggiore che si possa fare con le parole è arrendersi ad esse. Quando si pensa a un oggetto concreto, l si fa senza le parole e poi, se si vuole descrivere la cosa che si è visualizzata, si va in cerca delle parole più adatte. Quando si pensa a qualcosa di astratto si è più inclini a usare le parole sin da subito e, a meno di non fare uno sforzo consapevole per evitarlo, il dialetto esistente irromperà, facendo il lavoro al posto dello scrittore, al costo di affievolire o persino cambiare il significato. È forse meglio rimandare l'uso delle parole il più a lungo possibile e rendere il significato più chiaro possibile tramite immagini e sensazioni. In seguito sarà possibile scegliere (e non semplicemente accettare) le espressioni che meglio rendono quel significato e poi fare il contrario; decidere quali impressioni è più probabile che le proprie parole evochino in un'altra persona. L'ultimo sforzo mentale elimina tutte le immagini vecchie o ambigue, tutte le espressioni prefabbricate, le ripetizioni inutili, le ipocrisie e, in generale, la vaghezza. Ma si può essere spesso in dubbio sull'effetto di una parola o di una espressione e c'è il bisogno di regole su cui poter fare affidamento quando l'istinto non basta. Credo che le seguenti regole coprano la maggior parte dei casi:

  1. Non usare mai una metafora, una similitudine o altre figure retoriche che si è soliti vedere sulla carta stampata;
  2. Non usare mai una parola lunga, se una breve è sufficiente;
  3. Se è possibile cancellare una parola, fallo sempre;
  4. Non usare mai la costruzione passiva, se è possibile usare quella attiva;
  5. Non usare mai un'espressione straniera, una parola scientifica o gergale se sei in grado di pensare al suo equivalente in inglese corrente;
  6. Infrangi queste regole prima di dire qualcosa di apertamente barbaro.

Queste regole sembrano elementari perché lo sono, ma richiedono un profondo cambiamento di atteggiamento in chiunque si sia abituato a scrivere nello stile che oggi va di moda. È possibile attenersi a tutte loro, ma scrivere comunque male, ma non è possibile scrivere cose del tipo che ho citato in quei cinque esemplari all'inizio di questo articolo.

Non ho considerato l'uso letterario della lingua, ma solo la lingua come strumento per esprimere il pensiero, non per nasconderlo o impedirlo. Stuart Chase e altri sono giunti vicino all'affermare che tutte le parole astratte non hanno significato e l'hanno usato come pretesto per sostenere un tipo di quietismo politico. Dal momento che non sapete cosa sia il fascismo, come lo si può combattere? Non c'è bisogno di ingoiare assurdità del genere, ma bisogna riconoscere che l'attuale caos politico è connesso al decadimento della lingua e che è probabilmente possibile apportare dei miglioramenti a partire dalla lingua. Se si semplifica l'inglese si è liberi dalle peggiori follie dell'ortodossia. Non si è in grado di parlare nessuno dei dialetti necessari e quando si fa un'affermazione stupida, la sua stupidità sarà ovvia persino a se stessi. Il linguaggio politico (e con variazioni vere per tutti i partiti politici, dai conservatori agli anarchici) ha come intento quello di rendere le bugie verosimili e l'assassinio rispettabile, oltre che a dare una parvenza di solidità a una capanna di giunchi. Non è possibile cambiare tutto ciò in un momento, ma è per lo meno possibile cambiare le proprie abitudini e, di tanto in tanto, è persino possibile, se lo si deride abbastanza forte, buttare qualche espressione consunta e inutile (come stivalone, tallone d'Achille, vespaio, crogiolo, prova decisiva, vero inferno o altri tipi di rifiuti verbali) nella spazzatura, dov'è giusto che finiscano.

George Orwell

1 Ho preferito sostituire i phrasal verbs presenti nell'originale con dei modi di dire (in realtà, dei verbi sintagmatici) più semplici da comprendere per il lettore italiano (NdT).
2 Ho elencato qui solo le espressioni idiomatiche traducibili in italiano (NdT).
3 Questo è uno dei modi di dire che non è possibile tradurre in italiano. Toe the line significa conformarsi e deriva dall'abitudine, prima della partenza delle corse ippiche, di spostare lo zoccolo del cavallo appena prima della linea di partenza (ricordiamo che le zampe del cavallo hanno un solo dito, ecco perché toe).
4 Sincronizzazione (NdT).
5 Ideologia (NdT).
6 Un'interessante prova di ciò è il modo in cui i nomi dei fiori in inglese, in uso fino a poco tempo fa, stanno venendo soppiantati da quelli greci. La Bocca di Leone (Snapdragon) diventa l'antirrhinum, i non-ti-scordar-di-me (forget-me-not) diventano myosotis, ecc. È difficile riscontrare qualunque motivo pratico in tale cambiamento di uso: è probabilmente dovuto a un istintivo ritrarsi dalla parola più familiare e a una vaga sensazione che la parola greca sia più scientifica. (NdA)
7 La gentry è la piccola aristocrazia rurale. In questo caso, ci si riferiva spregiativamente ai borghesi in maniera non particolarmente velata (NdT).
8 La Guardia Bianca è il titolo di un romanzo di Mikhail Bulgakhov, scrittore ucraino di lingua russa. L'Armata Bianca era l'esercito fedele allo zar che combatté contro i rivoluzionari durante la Rivoluzione d'Ottobre, così chiamata per il colore delle proprie divise (NdT).
9 In realtà si tratta di calchi semantici (NdT).
10 Esempio:
   Col conforto della cattolicità della percezione e dell'immagine, stranamente di gamma Whitmanesca, quasi l'esatto opposto in compulsione estetica, continua ad evocare quel suggerire accumulativo, atmosferico e tremante, a una atemporalità crudele, inesorabilmente serena... Wrey Gardiner mette a segno, mirando a semplici bersagli con precisione. Solo che non sono molto semplici, e attraverso questa tristezza scorre più della superficiale rassegnazione agrodolce.
Trimestrale di Poesia
11 Laski scrive “alien” invece di “akin”. (NdT)

lunedì 7 aprile 2014

Actual Sunlight

Actual Sunlight ha superato la fase di Greenlight su Steam e adesso è disponibile per il download in versione multilingua in inglese, italiano, francese, spagnolo e portoghese (brasiliano).
Non si tratta di un RPG, né di un gioco di avventura: è una breve storia interattiva che, a detta dell’autore, tratta di amore, di depressione e della corporation.
Recensito da Andrea Rubbini su Multiplayer.it e da Francesco Ursino su Spaziogames.it, il titolo ha ricevuto un voto di 8.0/10 e 7.5/10, rispettivamente. Entrambe le recensioni, però, lamentavano l’assenza di una localizzazione in italiano.
Non nascondo di sperare che i due autori ritornino su queste recensioni e diano un parere sulla qualità della localizzazione. Come si suol dire, so’ soddisfazioni.
Nel frattempo, è possibile acquistarlo su Desura o su Steam, dove è attualmente scontato del 10%.


Actual Sunlight

venerdì 14 febbraio 2014

[AGGIORNATO] Cercasi Tester Linguistico per Actual Sunlight

Aggiornamento del 07/04/2014
Actual Sunlight è stato rilasciato su Steam. Ulteriori informazioni sono disponibili qui.
L'annuncio è dunque da considerare chiuso.

Actual Sunlight è un piccolo gioco di avventura per PC disponibile per il Download Digitale su Desura. Sviluppato dal canadese Will O'Neill, originariamente era disponibile soltanto in lingua inglese. È in corso di realizzazione una versione multilingua che include, oltre all'inglese, anche il francese, l'italiano e lo spagnolo.
Ulteriori informazioni sul gioco sono disponibili sul sito ufficiale.
Purtroppo, a causa di altri impegni, non ho il tempo di dedicarmi anche al proofreading/testing linguistico, quindi ho bisogno che qualcuno se ne occupi al posto mio. Ovviamente, il nome di chi si è impegnato a testare la localizzazione italiana verrà inserito nei crediti.

Responsabilità chiave
Il tester linguistico dovrà occuparsi di:
  • controllare eventuali errori di battitura nel testo;
  • controllare che il testo a schermo non superi i limiti delle videate;
  • assicurarsi che il testo sia stilisticamente e grammaticalmente corretto;
  • fornire uno screenshot di ogni messaggio che contenga un errore in cui sia sottolineata (preferibilmente in rosso) la frase da correggere e il personaggio (o l'oggetto) che avvia il dialogo/la narrazione cerchiato.

Selezione dei candidati
Chi fosse interessato, può mettersi in contatto con me cliccando qui, oppure mandando una mail a
lehti [at] live [dot] it
specificando come oggetto “Tester Actual Sunlight”.

Sarà necessario sostenere un piccolo test preliminare che consisterà nella traduzione scelta di alcuni brevi brani.

Ricompensa
Anche se non posso fornire una ricompensa in denaro, il tester verrà menzionato nei crediti del gioco, ottimo modo per iniziare a lavorare come localizzatore.

Inoltre, la copia del gioco che gli/le verrà inviata rimarrà sua; infine, gli verrà inviata anche una copia della versione 3D del gioco, una volta che sarà pronta.

mercoledì 29 gennaio 2014

Secondo amore

Giorno dopo giorno
non è cambiato nulla, sei distante.
Ma voglio che tu sappia che non riesco più a dormire
di notte.
Notte dopo notte
le stelle splendono, così luminose,
nonostante il nostro dolore sia più grande dell'Universo, stanotte.

Voglio che tu sappia che non riesco più a dormire
di notte,
di notte.
Giorno dopo giorno voglio che tu dica
che sei mia.
Sei mia.

Anno dopo anno,
lacrima dopo lacrima
sento che il cuore mi si spezzerà in due.
Sei giunta come un vento da cui non potevo ripararmi,
mi hai tagliato il cuore così in profondità
che le cicatrici non saneranno.

Non crederò mai più nell'amore
dopo questo,
dopo questo.
Non si può mai cambiare o sostituire
ciò che abbiamo perduto,
ciò che abbiamo perduto.

Tempo dopo tempo,
spreco il mio tempo
a vivere in un passato in cui ero forte.
Ma adesso sono scomparso,
non ho ombra quando sono solo.
Rimarrò per sempre nei miei sogni, in cui mi sei vicina.

Voglio che tu sappia che non dormo più
di notte,
di notte.
Giorno dopo giorno voglio che tu mi dica
che sei mia.

Sei mia.

martedì 10 settembre 2013

Sacred Line disponibile anche in italiano

Sacred Line è un gioco horror in prima persona sviluppato da Sasha Darko, in cui impersoneremo un'investigatrice privata che si ritroverà a indagare su un misterioso caso. Originariamente rilasciato su Desura, da oggi è possibile scaricarlo anche in italiano dal sito Mega.co.nz
Clicca qui per scaricare Sacred Line in italiano.
Prossimamente sarà anche disponibile una versione completamente doppiata in italiano.

NOTA: Sacred Line non è compatibile con i monitor a risoluzione in 4:3.

Screenshot:

lunedì 26 agosto 2013

Potresti essere un traduttore se...

Da qualche tempo gira in alcuni gruppi di traduttori su LinkedIn questa spassosissima lista scritta da uno studente della Heriot Watt University.
Probabilmente i non addetti ai lavori potrebbero non capirne qualcuna.

LifeinLINCS usually does serious, thought-provoking, analytical posts but it’s summer, so it’s time for a little fun too. So, if you have ever wondered whether you or someone close to you might be a translator, here are some signs to look for:
You might be a translator if…
1)    Your favourite comics have characters who can’t decide between electronic and paper dictionaries.
2)    The nearest you get to a suntan is when you forget to turn down the brightness on one of your three computer monitors.
3)    Seeing the phrase “scanned pdf” sends you running for a crucifix, a clove of garlic and overpriced OCR software
4)    You actually understood number 3.
5)    You write your Christmas and Valentine’s cards using CAT software.
6)    Your CAT crashes and hangs more often than it purrs.
7)    You have complained to your pets about your clients
8)    … in three different languages
9)    … in the past hour alone.
10)    You are not sure whether to find Google Translation funny, annoying or insulting
11)    … but you still secretly use it to get the gist of blog posts written in languages you don’t use
12)    … and you will never, ever openly admit to that!
13)    “Being invited to a party” means “being on an online conference call”
14)    … but you still brought snacks.
15)    You completed a job while still wearing your pyjamas.
16)    People in your family are wondering when you will “get a proper job”.
17)    Your working hours are dictated more by the routine of your children or pets than by the clock.
18)    To you, misplacing a comma is a crime worthy of the death penalty.
19)    The last time you left the house, someone called the police to report a possible intruder in the neighbourhood.
20)    You have a masters degree and a bunch of certificates and yet you still have people asking you to work for less than your local minimum wage.

domenica 25 agosto 2013

Wintermute: disponibile anche in italiano


Wintermute è un programma che consente di creare avventure grafiche punta e clicca. Sviluppato da Dead Code, un piccolo team di programmatori, è disponibile come donationware, cioè liberamente disponibile per il download e se l'utente lo trova utile può supportarne lo sviluppo con una piccola donazione libera tramite PayPal, oppure regalandogli uno o più oggetti presenti nella WishList di Dead Code su Amazon.

È vero che una patch per tradurlo in italiano è disponibile sul sito stesso di Wintermute, però ho notato che questa contiene alcune imprecisioni e alcune stringhe non sono state tradotte affatto.

ISTRUZIONI
  1. Scaricate la patch da qui;
  2. Andate in C:\Program Files (x86)\WME DevKit\loc\ProjectMan\ e rinominate il file default.lng in default.lng.bak
  3. Estraete il contenuto di WME_ITA.zip nella  stessa cartella;
  4. Se Windows vi chiederà i permessi di amministrazione, cliccate sul pulsante "Sì";
  5. Lanciate Wintermute.

giovedì 22 agosto 2013

William Wordsworth, La Colpa e il Dolore (Anteprima)

Un viaggiatore sull'orlo della pianura
Continuava il suo ramingo viaggio, a piedi seminudi;
non per aiutarsi, curva la sua andatura,
col bastone che portava, poiché crudi
eran la terra e l'aria e il suo viso sembrava compunto
sia dai tempi andati che da quelli a ridosso:
il suo viso di sottili capelli grigi trapunto
il suo mantello era di un militare rosso
ma scolorito, e in più punti strappato e rattoppato.

William Wordsworth - Guilt and Sorrow (1793-94)

martedì 13 agosto 2013

Le otto localizzazioni che più mi hanno colpito



In fin dei conti faccio il localizzatore, quindi perché non scrivere delle otto localizzazioni di videogiochi che più mi hanno colpito, nel bene e nel male? Qualcuno potrà chiedere “perché mai otto?”
La risposta è semplice: l’otto è un numero che mi piace perché fa rima con un sacco di parole (botto, scotto, smotto, paperotto. 

Senza ulteriori indugi, cominciamo con l’ottava posizione:

8) Tomb Raider II

Lara Croft e il suo didietro ipnotico.
Questo è stato il primo gioco che abbia mai provato che avesse una localizzazione in italiano. Prima di allora, tutti i videogiochi che conoscevo o avevo giocato avevano ben pochi testi, del tipo “New Game”, “High Score” e via discorrendo. Ma Tomb Raider II era diverso: non solo i testi erano tradotti, ma persino le cutscene lo erano. Non lo erano però i filmati in FMV, delizia di quei tempi, che mancavano di qualsivoglia dialogo, probabilmente una mossa astuta di Eidos per limitare i costi di produzione.
Probabilmente è a causa del fattore nostalgia che Tomb Raider II è il capitolo della serie che ricordo con più piacere e che torno a giocare di tanto in tanto. Certo, la qualità del doppiaggio, a pensarci oggi, era pessima, ma quale videogioco degli anni ’90 poteva vantare un cast di doppiatori stellari?

7) Shining Force: The Legacy of Great Intentions

Tanti capelli fa (la calvizie incipiente mi ha ormai costretto a rivalutare il modo in cui calcolo il tempo, facendomi passare dal tradizionale giorni, mesi e anni all’attuale alcuni capelli, diversi capelli e molti capelli fa), quando ancora la signora Stephanie Meyer non aveva tramutato il sostantivo inglese Twilight in sinonimo di “vampiro lievemente androgino e sbrilluccicante”, tale termine era il simbolo del potere.
Negli anni ’90 andavano molto  in voga i cosiddetti CD Twilight, una pubblicazione bootleg che raccoglieva in un solo disco (che negli anni sarebbero diventati 2 CD o 1 DVD, quest’ultimo contenente diverso materiale aggiuntivo) moltissimi giochi. Ovviamente tutti i dati erano compressi sino all’inverosimile e si giungeva persino ad eliminare completamente tutti i filmati in FMV, ma erano TANTI giochi, che equivaleva a TANTO divertimento. Oppure no?
Beh, no. Si trattava per la maggior parte di titoli budget di dubbia qualità, però nel fango talvolta si poteva trovare una qualche perla nascosta. È proprio ciò che capitò a me quando avevo 11 o 12 anni. Un mio cugino (con una g) mi prestò due CD Twilight. All’interno di essi vi era qualcosa che catturò la mia attenzione: si chiamava Sega Smash Pack 2. Lo installai e mi accorsi che era una raccolta di hit del Mega Drive, tra cui spiccava un RPG tattico di nome Shining Force. Forse è proprio grazie a Shining Force che ho iniziato a maturare il mio interesse per la lingua inglese e senza dubbio mi ha aiutato molto ad impararla, anche se all’epoca avevo capito solo il 35% di ciò che era scritto.
Fu solo molto tempo dopo che scoprii che Sega of America aveva fatto, similmente a come facevano a quell’epoca (Shining Force è del 1993) molte software house che dovevano localizzare dei giochi dal giapponese, un grossolano lavoro di accetta. Addirittura una parte fondamentale per la comprensione della trama era stata completamente tagliata, cosa di cui però mi accorsi solo quando giocai al remake per Game Boy Advance.
Nonostante tutte le pecche della sua localizzazione inglese, Shining Force rimane però una piccola perla nella libreria della console a 16 bit di Sega.

6. Half-Life 2
Se non la conoscete, cercatela su YouTube.
Esiste anche un Machinima intitolato Freeman's Mind.


Questa è una localizzazione che mi ha colpito, ma solo per i motivi sbagliati. Piccola precisazione: io ADORO la Valve e penso che tutti i loro giochi siano una figata, anche se alcune delle loro politiche aziendali mi lasciano un po’ perplesso. Una tra tutte, invece di sviluppare cazzatine come la SteamBox potrebbero impegnarsi a far uscire in tempi umani Half-Life 3. Oppure Portal 3. O Team Fortress 3. O anche tutti e tre.
Detto questo, il modo in cui il copione di HL2 è stato tradotto e successivamente interpretato mi ha fatto rabbrividire dall’orrore. Per capire perché, guardiamo assieme entrambe le versioni dell’intro, prima quella inglese e poi quella italiana, e soffermiamoci su alcuni dettagli.
EN:

IT:


Notato qualcosa? La prima battuta dell’originale è “Rise and shine, Mr. Freeman, rise and shine”, che in italiano è stata resa con “Si svegli, Mr. Freeman, si svegli”. Qualcuno potrà anche tentare di essere conciliante, dicendo “Massì, in fin dei conti il significato è quello!”
E invece no.
Rise and shine è un’espressione anglosassone che è al tempo stesso militare e religiosa: militare perché fa riferimento all’alzarsi dalla branda e lustrare gli stivali per andare in battaglia, religiosa perché rimanda al libro di Isaia 60:1, che recita, nella versione di Re Giacomo:
Arise , shine ; for thy light is come , and the glory of the LORD is risen upon thee.”
Mentre nella Riveduta del 1927 si ha:
“Sorgi, risplendi, poiché la tua luce è giunta, e la gloria dell’Eterno s’è levata su te!
Una utente di un forum che frequento ha sottolineato (giustamente) , come “le citazioni vengono troppo spesso comunque ignorate, vuoi per mancanza di riferimenti o per mancanza di tempo. […] C'è chi potrà obiettare che tanto simili riferimenti potrebbero essere scorti da una percentuale minima di giocatori, ma per quello 0,0000n % varrebbe in ogni caso la pena; e sarebbe un indice di rispetto per chi in un gioco ha investito il proprio entusiasmo e il proprio bagaglio culturale.”
Verissimo, ma in quanto parte di quella 0,0000n % fetta di pubblico che le citazioni le coglie voglio poter essere in grado di sussultare ogni qual volta c’è una citazione dotta o pseudo-tale.
C’è però da dire che alcuni doppiatori hanno comunque fatto un lavoro discreto, soprattutto “…”, che ha prestato la sua voce a Gordon Freeman. Magistrale interpretazione!
5. Mass Effect

Il meme, per fortuna che ha conosciuto una
brevissima fama, del comandante Shepard.
Quest'immagine infesta ancora i miei incubi.
Qua tocchiamo un altro tasto dolente. Mass Effect aveva avuto un inizio esplosivo, un sequel bello ma che comunque pecca della stessa colpa di tanti altri secondi capitoli e un finale che… Lasciamo perdere.
Purtroppo, ancora una volta, la qualità del doppiaggio non era granché. Certo, il lavoro di Claudio Moneta non era proprio da buttare, ma la maggior parte degli altri doppiatori non è che abbia fatto chissà che grande interpretazione. E si può anche perdonare la prestazione non proprio esaltante di Giacomo Zito, il quale ha dovuto registrare TUTTE le battute praticamente a ridosso della data di lancio a causa dell’incidente stradale che aveva costretto Moneta ad abbandonare il progetto dopo aver doppiato circa l’80% delle battute.
Ma Dio mio, Femshep proprio non la si può sentire. No, giuro, è un’interpretazione talmente atroce che quasi su YouTube non si trovano video al riguardo. Qualsiasi risposta si sceglie, la protagonista risponderà con un tono scazzatissimo.
Sigh…
4. The Elder’s Scrolls: Morrowind e Oblivion

Quando Morrowind uscì per Xbox, un rappresentante italiano di Microsoft affermò, grosso modo, che “non c’era tempo di localizzarlo in italiano”.
Quando Oblivion uscì per tutte le console del globo terracqueo, qualcuno lo localizzò in italiano. Oh… Mio… Dio… La traduzione era talmente pessima che su Internet non è nemmeno possibile trovare i nomi di chi se ne occupò. Probabilmente adesso sono emigrati in Burundi.

3. Beyond Good and Evil

Si sa, la storia tende sempre ad essere eccezionalmente gentile con alcuni titoli e troppo dura con altri. Beyond Good and Evil ricade in quest’ultima categoria.
Frutto dell’intelletto di Michel Ancel, creatore di Rayman, Beyond Good and Evil era uno dei diversi tentativi che Ubisoft stava mettendo in atto nel tentativo di avviare delle nuove serie di successo. È infatti dello stesso periodo l’uscita di XIII, un FPS con grafica in cel-shading basato su un fumetto belga. Purtroppo, né Beyond Good and Evil né XIII riscossero granché successo, tant’è vero che li acquistai entrambi nuovi di zecca, non molto tempo dopo la loro uscita, a meno di 15 euro cadauno.
Eppure, Beyond Good and Evil aveva tutte le carte in regola per diventare una serie di successo: una storia intrigante, personaggi ben costruiti e uno stile grafico parecchio accattivante. Senza contare il fatto che, per la prima volta nella mia vita, sono riuscito a dispiacermi per le disavventure che capitavano alla protagonista, merito anche di un doppiaggio stellare (la voce di Jade è di Chiara Colizzi, una delle doppiatrici di Uma Thurman).

2. Zero Wing


Alzi la mano chi non ha mai letto su Internet la frase “All your base are belong to us”. Ma forse non tutti sanno che essa ha origine dalla localizzazione statunitense di Zero Wing.
All’epoca, a causa delle limitazioni nel numero di caratteri visualizzabili all’interno di una textbox, i localizzatori dal giapponese all’inglese erano costretti a tagliare drasticamente le frasi. Giochi come Breath of Fire presentano alcuni errori di grammatica e di ortografia, mentre altri inventano lingue completamente ignote al genere umano. White men can’t translate.

1. Max Payne 1 e 2

Chi mi conosce sa che adoro la Finlandia. Le mie quattro band preferite sono finlandesi. Ho addirittura buttato venti euro per acquistare la traduzione del Kalevala, il poema nazionale finnico.
Credo proprio che questo amore viscerale sia dovuto a Max Payne. Sviluppato dalla finlandese Remedy Entertainment e distribuito da Rockstar, questo titolo ha inaugurato la carriera di Sam Lake (all’anagrafe Sami Järvi) come piccola stella del panorama videoludico. Il secondo capitolo è stato, ovviamente, all’altezza delle aspettative.
Ma soprattutto, la maggior parte del fascino che Max Payne esercita su di me (e molti altri) è dovuta al suo doppiaggio eccezionale. La voce del protagonista nella versione italiana è quella di Giorgio Melazzi, che si adatta perfettamente al suo ruolo.