Il presente post è tratto da un commento che ho lasciato sul gruppo di Facebook "Perle Complottare". Lo ripropongo qui.
Sono stato invitato anche io a un incontro Herbalife, spinto dai miei genitori (avete presente il tipo di genitori che ti ricordano ogni due giorni di fare il concorso per le poste? ecco, quelli) che hanno trovato nella cassetta postale un foglietto fotocopiato e tagliato con le forbici (male) con su scritto "Cerchi un lavoro? Chiedimi come".
Essendo troppo giovane per ricordarmi dei manifesti "Vuoi dimagrire? Chiedimi come" ci andai con una punta (ma proprio poca, eh) di scetticismo.
"Qua la gente si scanna per un posto al call center e questi qua danno lavoro a destra e a manca?", mi domandai. Ma ci andai ugualmente, più che altro per accontentare i miei.
All'inizio sembrava una specie di "presentatore Avon". Poi cominciò il delirio. Capitemi, le presentatrici Avon sono fastidiose, ma tutto sommato innocue.
MA
il tizio, coadiuvato dalla consorte e da una ragazza (che poi si scoprì essere una sottoposta della coppia, ma andiamo con ordine) comincia a parlare del fatto che fai colazione e poi verso le undici ti viene appetito. Invece c'è un modo per mangiare una sola volta e non avere il famoso "hole in the stomach". Per l'hole in the ass non c'è ancora soluzione, purtroppo.
Poi la botta. BAM. Ex AD di Disney e come consigliere scientifico un premio nobel (Louis Ignarro). "Allora deve essere una cosa seria!", avrà pensato qualcuno nella saletta. Io invece mi chiedevo che cazzo c'entrasse la Disney con tutto ciò.
Col senno di poi mi viene da chiedermi cosa spinge un professionista stimato come un premio Nobel a darsi alla causa di Herbalife. Demenza senile? I SORDI? Entrambi? Non lo so.
Altro argomento: beviti il beverone Herbalife e dimagrisci o ingrassi, a seconda delle tue esigenze. Mostrano le foto di lui e della moglie al matrimonio, effettivamente grassocci, e dicono che sono dimagriti grazie a Herbalife, che Herbalife ha salvato loro la vita perché lui aveva una società e i suoi soci lo avevano lasciato in mutande. Tanto cuore e tanti sentimenti dolciosi, più di quando Francesca ci dice che vuole bene a tutti noi (ricambiata, ovviamente :)).
Poi fanno vedere la foto della ragazza che è in compagnia della coppia. In bikini. Magrissima. "Non riuscivo a prendere peso, sono sempre stata uno stecchino. Grazie a Herbalife sono riuscita nel mio intento. Grazie Herbalife".
L'ho squadrata dalla testa ai piedi. Non notavo la differenza. Forse avrà preso un etto, altro che miracoli, ho pensato.
Si passa agli effetti miracolosi di Herbalife: un tizio (o tizia, non si capiva, il tizio non era ripreso in volto) aveva la psoriasi. Prima aveva il classico gomito grigio e a bozza tipico della malattia, poi al posto dei bozza erano comparse delle chiazze rosse che il rappresentante Herbalife chiamava "macchie di guarigione". Quando chiesi a mio papà cosa fossero realmente le macchie rosse, mi rispose che era sintomo che la malattia si stava aggravando. Andiamo bene.
Però anche TU puoi diventare ricco e formoso (o poco formoso)! Ti basta comprare da me il beverone(TM) e gli altri vedranno che funziona. Poi dovrai solo rompere il cazzo a tutti i tuoi parenti e amici e convincerli a comprarlo da te. Così poi Herbalife ti dà anche l'1% del suo capitale sociale. E l'1% di 400 milioni di dollari sono un bel po' di soldi (giuro, ha detto così).
Applausi, a cui mi unii perché, da genio quale sono, mi ero seduto in seconda fila e la prima era vuota.
Uscii da quella saletta frastornato. Com'era possibile che la gente che aveva assistito con me si stesse bevendo tutte quelle che EVIDENTEMENTE erano un mucchio di stronzate? E badate bene che all'epoca leggevo il fatto, simpatizzavo per Grillo ed ero lievemente tendente al complottiamo.
Epilogo:
Un paio di mesi dopo il tizio mi chiama (ci avevano chiesto i numeri telefonici e io come un pirla gli avevo dato quello vero) chiedendomi se sono interessato. "No, grazie, ormai sono all'Università e ho trovato un lavoretto a Catania." Palla colossale (il lavoretto, non l'Università), ma non volevo avere nulla a che fare con Herbalife. Il tizio si è lasciato sfuggire un sospiro molto eloquente riguardo alla precarietà dei mezzi di sostentamento dei rappresentanti HL. Mi ha fatto un sacco di pena, ad essere sincero.
"Puoi chiedere a qualche tuo amico se è interessato?"
"Posso provare, ma non le prometto nulla."
Epiogo 2:
Passa qualche mese, vedo la moglie del tizio all'Eurospin. Nemmeno saluta. Probabilmente non si ricorda di me. O forse è veramente depressa. Ha una camminata cadente, sembra quasi che stia per stramazzare a terra da un momento all'altro.
Epilogo 3:
Qualche anno dopo, vidi una macchina con una decalcomania che copriva gran parte del lunotto posteriore. "Vuoi dimagrire? Chiedimi come!"
Su una Punto prima serie. Sarebbe troppo facile ironizzare su questo fatto; d'altro canto la primissima macchina che ho guidato è stata la Punto di mia mamma. Ma... E l'1% del capitale sociale?
lunedì 7 luglio 2014
giovedì 19 giugno 2014
DreadOut in italiano
Oggi è stato rilasciato su Steam l'aggiornamento 1.5.2 di DreadOut che, tra le altre cose, include la localizzazione in italiano.
Qui l'annuncio su Steam.
Qui l'annuncio su Steam.
martedì 10 giugno 2014
The Republia Times: Traduzione Italiana
LocJam è terminata e i vincitori sono stati annunciati. Purtroppo non ho vinto, ma pazienza: alla fine si è trattato di una competizione il cui scopo principale era quello di divertirsi e ho imparato moltissimo da questa esperienza.
Ho pensato di condividere con i lettori di questo blog la mia versione, disponibile cliccando qui o sul link in alto a destra.
Ovviamente, commenti, consigli e critiche sono ben accetti. (:
Ho pensato di condividere con i lettori di questo blog la mia versione, disponibile cliccando qui o sul link in alto a destra.
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traduzione
martedì 27 maggio 2014
Il complotto americano per far vincere il PD
Questa è
bellissima, gente. Gira su Facebook un'immaginetta fatta in due
secondi netti su Paint secondo la quale ci sarebbero stati dei brogli
ai danni del Movimento 5 Stelle da parte del PD con la complicità di
un'azienda americana di nome Scytl, “colpevole” di dover gestire
il conteggio dei voti e, a detta dell'immaginetta di Paint, coinvolta
in brogli elettorali negli USA.
Sarà proprio così?
Vediamo.
Scytl, a detta del
suo sito web, è un'azienda spagnola
con sede a Barcellona. Ha una sede negli Stati Uniti e una in
Messico, vero, ma la sede centrale è a Barcellona. Vado su Wikipedia
e rimango stupito: Barcellona
è in Sicilia. Allora Scytl è PVRA RAZZA ITALIOTA!!!1!ONE! Quel
“Pozzo di Gotto” non conta. Cazzate
a parte, Scytl non è americana. Punto.
Il sito
della compagnia contiene anche la lista dei clienti, tra cui
figurano numerosi Stati degli USA, alcune istituzioni europee e
l'Unione Europea stessa. Non vi è traccia della Repubblica Italiana,
nemmeno a cercarla col lumino. Incuriosito, clicco sul link che porta
alla pagina dell'EU e do una lettura ai servizi che Scytl le ha
offerto.
Ora, non sarò tutta
quest'arca di scienza, ma il mio lavoro so farlo abbastanza bene e
questo presuppone il capire benino
l'inglese. Sul sito di Scytl non vi è semplicemente
traccia di niente di
ricollegabile alle elezioni europee appena svoltesi.
Abbiamo, in ordine:
- una piattaforma virtuale (parrebbe una specie di social network) per facilitare la collaborazione a distanza tra membri del parlamento;
- un servizio per facilitare la comunicazione tra la società civile e i rappresentanti eletti. Lo Yahoo Answers dell'EU, in pratica;
- un sistema per rendere più flessibile la presa di decisioni riguardanti l'educazione universitaria europea nel suo complesso;
- un sistema elettronico di riconoscimento per i cittadini dell'Unione Europea che vivono al di fuori del proprio stato di origine (carta d'identità elettronica, anybody?);
- un coso che non si capisce bene cos'è perché è scritto tipo supercazzola maperò se fai una ricerchina su Google di dieci secondi netti capisci a cosa serve e capisci anche che non c'entra un ca**o con le elezioni.
Riferimenti al
conteggio dei voti, in Italia o nel resto d'Europa: zero.
Passiamo
ora alla cosa più interessante: i famigerati “brogli negli Stati
Uniti”. Per dirla in poche parole: non esiste nulla
su Internet che parli di alcun broglio. Addirittura in un articolo si
parla senza mezzi termini di complottismo
riguardo al fatto che “gli stranieri prenderanno il sopravvento
della politica americana”. Per ulteriori chiarimenti, vi rimando a
questo articolo su Real
Clear Politics.
Ora, se hai cliccato sul link che ti ha portato a questa pagina sperando di trovare le prove di un gombloddoh nei confronti del tuo partito del cuore, lascia che ti dica, con tutto il bene che ti voglio (molto poco, probabilmente), che sei un coglione.
Sì, sei un coglione. E non me ne frega un cazzo se hai un dottorato in fisica. Puoi avere un dottorato ed essere coglione.
In definitiva, caro boccalone, smettila di fidarti di immaginette
trovate su Facebook.
Ma non preoccuparti. Ti voglio bene lo stesso. Minoreditré.
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giovedì 15 maggio 2014
[TUTORIAL] Icone sul Desktop in Ubuntu
Lo ammetto: sono uno dei pochi folli che apprezzano l'interfaccia Unity, pur riconoscendone i limiti (alcuni anche parecchio gravi). Credo di capire quale sia il motivo dietro l'insoddisfazione di molti utenti nei confronti di quest'interfaccia: è molto diversa da ciò a cui molti sono abituati, anche perché chi arriva a Ubuntu lo fa passando da Windows ed essendosi quindi abituato all'interfaccia di questo sistema operativo. Unity, invece, è un qualcosa di completamente diverso dall'interfaccia che l'utente medio (soprattutto quello alle prime armi) è abituato a usare.
Uno dei punti di forza di Linux, tuttavia, è la sua grandissima flessibilità: chi non apprezza Unity o chi non riesce proprio a orientarcisi può installare uno dei tantissimi ambienti desktop disponibili. Alcuni sono addirittura inclusi nei repository ufficiali di Ubuntu, quindi l'installazione è semplicissima.
A tal riguardo, chi è in cerca di un'interfaccia simile a quella di Windows può usare KDE (che già di suo è abbastanza simile a Win) o Xfce (smanettando un po' con i pannelli è possibile replicare quasi perfettamente la barra di Windows).
Rimane però un problema davvero fastidioso: la mancanza di un metodo facile e veloce per creare collegamenti sul desktop (o, come si chiamano su Linux, lanciatori). Quando Ubuntu aveva come interfaccia predefinita GNOME 2 era possibile crearli cliccando col tasto destro del mouse su uno spazio vuoto del desktop e selezionando “Crea nuovo lanciatore”, mentre adesso no.
C'è una buona notizia: crearne uno è abbastanza semplice, anche se un tantino macchinoso. Tutto questo grazie alla conformità di Unity con lo standard FreeDesktop.
Cos'è FreeDesktop?
È un progetto che mira ad ottenere l'interoperabilità tra i desktop che utilizzano l'X Windows System. In pratica, il loro scopo è quello di consentire a desktop diversi, ma che utilizzano il Sistema X, di usare gli stessi standard per cose come le icone del desktop, le finestre, ecc.
FreeDesktop fornisce un modello standard per la creazione di file di configurazione del desktop, che utilizzano il formato .desktop (ma va?).
Come creare un lanciatore in Unity, allora?
Come ho anticipato prima, le icone del desktop che avviano un programma o eseguono un comando sono in formato .desktop. Essenzialmente, si tratta di un file di testo contenente alcune informazioni, alcune indispensabili, altre no. Per evitare di fare troppa confusione, ne riporto solo alcune importanti. Una lista completa è disponibile (in inglese), sul sito ufficiale di FreeDesktop.
[Desktop Entry]
Version=1.0
Name=
GenericName=
Comment=
Keywords=
Exec=
Icon=
Terminal=
Type=
Categories=
Per creare un'icona sul desktop, basta cliccare col tasto destro del mouse su un'area vuota e selezionare Crea Nuovo Documento → Documento vuoto. Apriamo il file appena creato e incolliamo il template qui sopra. In Name occorre inserire il nome del programma (ad esempio, Terminale). GenericName non è obbligatorio, ma fa figo inserirlo. Nel caso del Terminale, è possibile inserire qualcosa come “Emulatore di terminale” o giù di lì. Comment equivale al campo Descrizione presente nelle proprietà dei collegamenti di Windows. Pur non essendo obbligatorie, è buona norma elencare alcune parole chiave in Keywords come, per esempio, emulatore, terminale, uxterm, terminator. Il campo Exec è il più importante: in esso va specificato il percorso del programma che intendiamo aprire oppure, più semplicemente, il comando usato per aprirlo nel terminale. Se non siete sicuri quale sia questa stringa, è possibile trovarla in Ubuntu Software Center: cercate il programma di cui intendete creare un'icona sul desktop e, nella pagina del programma, cercate la dicitura Versione, riportandola nel campo Exec senza il numero di versione (vedi sotto).
Nel nostro esempio, stiamo cercando di aprire il programma Terminator, dunque inseriremo la dicitura terminator. Icon serve, com'è facile intuire, a specificare quale icona avrà il lanciatore. Solitamente, tutte le icone dei programmi disponibili per l'installazione (inclusi quelli degli eventuali repository che abbiamo aggiunto) sono presenti nella cartella /usr/share/app-install/icons/. Il file .desktop assume implicitamente che il percorso sia quello, quindi è possibile, ad esempio, specificare soltanto il nome dell'icona seguita dall'estensione. Nel nostro caso, terminator.png. Terminal specifica se il comando che abbiamo intenzione di eseguire cliccando due volte sull'icona debba essere eseguito in una finestra di terminale. Solitamente bisogna assegnargli il valore false, tranne nel caso in cui il comando sia eseguibile soltanto in linea di comando.
NOTA: Anche nel nostro esempio dovremo assegnargli il valore false, altrimenti verrà aperta una finestra di terminale al cui interno verrà lanciata un'altra istanza del terminale, come in questo caso.
![]() |
| Impostare Terminal = true in un lanciatore per l'emulatore di terminale fa sì che si aprano due finestre di terminale, come in questo caso. |
In Type va specificato se l'icona del desktop rappresenta un'applicazione (Application), un collegamento (Link) o una cartella (Directory). Va da sé che, nel caso di collegamenti e cartelle, non vada specificato il campo Exec. Infine abbiamo Categories, che rappresentano le categorie in cui è presente il file del desktop (ad esempio, Accessori).
Una volta creato il nostro file del desktop e inserito tutti i dati, possiamo salvarlo e chiudere la finestra dell'editor di testo. Ora, clicchiamo col tasto destro del mouse e selezioniamo Proprietà. Nel campo nome, sostituiamo il nome predefinito con quello della nostra applicazione, seguito dall'estensione .desktop. Ubuntu si occuperà di convertirlo in un file del desktop. Ora andiamo nella scheda Permessi e spuntiamo la casella Consentire l'esecuzione del file come programma. Et voilà, abbiamo creato un nuovo collegamento sul desktop. Per velocizzare il tutto, possiamo creare un modello che ci consenta di avere subito pronta “l'ossatura” del file. Per farlo, apriamo Nautilus e andiamo in /home/nomeutente/Modelli, creiamo un documento vuoto, rinominiamolo File del Desktop, apriamolo e incolliamoci il template riportato qua sopra.
I più pigri, invece, possono scaricare un file di modello già fatto qui.
Il modello non è in formato .desktop perché questo tipo di file non è normalmente modificabile in un editor di testo tramite interfaccia grafica. Infatti, per poterlo modificare, è necessario aprire il terminale e digitare il comando
sudo gedit /home/nomeutente/Scrivania/nomefile
Dover seguire questa procedura rende parzialmente nullo il beneficio di poter modificare il file direttamente dal desktop, ecco perché il modello è senza estensione.
Una volta modificato il file creato da modello, è sufficiente andare in Proprietà e aggiungere al nome del lanciatore .desktop.
Piccola nota di chiusura: se abbiamo sbagliato il nome e\o il percorso del file immagine per l'icona non è un dramma: in Proprietà basta cliccare sul riquadro contenente l'icona attuale e cercarla nel file manager. Come ho anticipato prima, la maggior parte (se non tutte) delle icone dei programmi presenti nei repositori sono presenti nella cartella usr/share/app-install/icons.
martedì 29 aprile 2014
La Politica e la Lingua Inglese
La
maggior parte di chi si preoccupa affatto del problema ammetterebbe
che la lingua inglese è in una brutta situazione, ma generalmente si
presume che non ci sia nulla che possiamo farci per mezzo di
un'azione consapevole. La nostra civiltà è decadente e la nostra
lingua (è questo l'argomento) deve inevitabilmente seguirla nel
collasso generale. Segue che qualsiasi resistenza contro l'abuso
della lingua sia un arcaismo sentimentalista, come il preferire le
candele alla luce elettrica o i calessi agli aeroplani. Al di sotto
di ciò si nasconde la credenza semi-consapevole che la lingua sia
un'evoluzione naturale e non uno strumento cui diamo forma per i
nostri scopi.
Ora,
è chiaro che il declino di una lingua debba avere in ultima analisi
cause economiche e politiche: non è semplicemente a causa della
cattiva influenza di questo o quel singolo scrittore. Ma un effetto
può divenire una causa, rinforzando la causa originaria e producendo
lo stesso effetto in forma intensificata e così via, all'infinito.
Un uomo può cominciare a bere perché si sente un fallito e divenire
un completo fallito perché beve. È la medesima cosa che sta
accadendo alla lingua inglese. Diviene brutta e imprecisa perché i
nostri pensieri sono sciocchi, ma la sciatteria della nostra lingua
ci induce più facilmente a fare pensieri sciocchi. Il punto è che
il processo è reversibile. L'inglese moderno, soprattutto quello
scritto, è pieno di cattive abitudini che si diffondono per
imitazione e che è possibile evitare se si ha la voglia di prendersi
la briga. Se ci si libera di queste abitudini, si può pensare più
chiaramente e ciò è il primo passo necessario verso una
rigenerazione politica: cosicché la lotta contro il cattivo inglese
non è frivola e non è preoccupazione esclusiva degli scrittori
professionali. Vi ritornerò a breve e spero che nel frattempo il
significato di ciò che ho detto sarà divenuto più chiaro. Nel
frattempo, ecco cinque esemplari di come la lingua inglese viene
abitualmente scritta.
I
seguenti cinque passaggi non sono stati scelti perché sono
particolarmente brutti (avrei potuto citare roba ben peggiore, se
avessi voluto) ma perché illustrano numerosi tra i vizi mentali di
cui soffriamo. Sono un po' al di sotto della media ma si tratta di
esempi piuttosto rappresentativi. Li numero così da rendere più
agevoli i riferimenti, quando necessari:
- Io non sono, ovviamente, certo se non sia vero l'affermare che il Milton che un tempo non sembrava dissimile a un Shelley del diciassettesimo secolo non fosse diventato, a causa di un'esperienza sempre più amara d'anno in anno, più alieno [sic] al fondatore della setta gesuitica che nulla potesse indurlo a tollerare.Professor Harold LaskiSaggio sulla Libertà d'Espressione
- Soprattutto, non possiamo giocare a rimbalzello con una batteria predeterminata di modi di dire che prescrive collocazioni egregie di vocaboli come il semplice veder rosso in luogo di arrabbiarsi e fare il punto invece di riepilogare.1Professor Lancelot HogbenInterglossa
- Da un lato abbiamo la personalità libera: per definizione è non neurotica, poiché non ha né conflitti, né sogni. I suoi desideri, così come sono, sono trasparenti, poiché sono ciò che l'approvazione istituzionale tiene all'avanguardia della consapevolezza; un altro schema istituzionale ne altererebbe il numero e l'intensità; c'è poco in essi di naturale, irriducibile o culturalmente pericoloso. Ma d'altro canto, il legame sociale stesso non è altro che il maturo riflesso di queste integrità sicure in sé. Ricordate la definizione di amore. Non è questa l'immagine stessa di un piccolo accademico? Dov'è il luogo in questa sala degli specchi per la personalità o la fraternità?Saggio sulla psicologia in Politics (New York)
- Tutta la “gente migliore” dei club dei gentiluomini e tutti i frenetici capitani fascisti, uniti nell'odio comune nei confronti del Socialismo e dell'orrore bestiale di fronte alla marea crescente del movimento rivoluzionario di massa, si sono dedicati ad atti di provocazione, di schifosi attentati incendiari, di leggende medievali circa pozzi avvelenati, per legalizzare la distruzione da parte loro delle organizzazioni proletarie e hanno suscitato un fervore sciovinista presso i piccolo borghesi per conto della lotta contro la via rivoluzionaria per uscire dalla crisi.Pamphlet comunista
- Se bisogna infondere un nuovo spirito in questa vecchia nazione, vi è una riforma spinosa e contenziosa da affrontare, e cioè l'umanizzazione e la galvanizzazione della BBC. La timidezza sarà preambolo alla cancrena e all'atrofia dell'anima. Il cuore della Bretagna può pure essere solido e dal battito forte, ad esempio, ma il ruggito del leone britannico al presente è come quello di Fondo nel Sogno di una Notte di Mezza Estate di Shakespeare: soave come quello di una colomba. Una nuova Bretagna virile non può continuare a essere tradita agli occhi, o meglio, alle orecchie del mondo dai languori sorpassati di Langham Place, sfacciatamente mascherato come “inglese standard”. Quando la Voce della Bretagna si udrà, alle nove, molto più lontano e infinitamente meno ridicolo di sentire le acca onestamente ignorate rispetto all'attuale raglio moralista, inflazionato, inibito, da maestrine di scuola di irreprensibili signorine miagolanti!Lettera al Tribune
Ognuno di questi passaggi ha dei demeriti propri, ma, oltre
all'evitabile bruttezza, sono comuni a tutti due qualità. La prima è
la pesantezza delle immagini, l'altra la mancanza di precisione. Lo
scrittore o ha un significato e non è in grado di esprimerlo, oppure
dice inavvertitamente qualcos'altro, o è quasi indifferente al che
le sue parole significhino qualcosa oppure no. Il miscuglio di
vaghezza e incompetenza bella e buona è una delle più evidenti
caratteristiche della prosa inglese moderna, soprattutto di ogni
genere di scritto politico. Non appena di sollevano certi argomenti,
il concreto si fonde con l'astratto e nessuno sembra essere in grado
di concepire discorsi che non siano triti e ritriti: la prosa
consiste meno e meno di parole scelte in virtù del loro significato,
e sempre più di sintagmi messi assieme come le sezioni di un pollaio
prefabbricato. Elenco qui sotto, corredati da note ed esempi, alcuni
dei trucchi tramite i quali l'opera di costruzione della prosa viene
abitualmente evitata:
Metafore
morenti. Una metafora di recente
invenzione aiuta il pensiero, evocando un'immagine visiva, mentre una
metafora che è tecnicamente “morta” (p. es. “risoluzione
ferrea”) è in effetti divenuta una parola ordinaria e generalmente
può essere utilizzata senza perdita di vividezza.
Ma nel mezzo di queste due classi c'è un enorme ammasso di metafore
consunte che hanno perduto tutto il potere evocativo e sono usate
meramente perché risparmiano al parlante il problema di inventare
dei sintagmi da sé. Alcuni esempi sono: cambiare aria,
imbracciare le armi,
fare qualcosa in barba a qualcuno,
stare spalla a spalla pescare
in acque torbide, all'ordine del giorno, tallone d'Achille, canto del
cigno, focolaio di.2
La maggior parte di queste vengono usate senza conoscerne il
significato (ad esempio,
cos'è una “rottura”?) e spesso vengono mischiate metafore
incompatibili, segno sicuro che lo scrittore non è interessato a ciò
che dice. Il senso originario di alcune di queste metafore è stato
distorto senza che coloro che le utilizzano siano persino consci di
ciò. Ad esempio, toe the line
viene talvolta scritto come tow the line.3
Un altro esempio è quello dell'incudine e del martello, ad oggi
usato costantemente che sia il martello ad avere la peggio. In realtà
è sempre l'incudine a rompere il martello, mai il contrario: uno
scrittore che ha smesso di pensare a ciò che dice eviterebbe di
corrompere la frase originale.
Operatori
o protesi verbali. Ciò
risparmia l'affanno di scegliere i verbi e nomi appropriati e allo
stesso tempo tappezzano ogni frase di sillabe extra che le donano una
parvenza di simmetria. Frasi caratteristiche sono rendere
inoperativo, militare contro, prendere contatto con, essere soggetto
a, dare rilancio a, dare motivo di, avere l'effetto di, giocare un
ruolo trainante in, avere effetto, esibire una tendenza a, servire lo
scopo di, ecc. ecc. La nota
fondamentale è l'eliminazione dei verbi semplici. Invece di usare
una sola parola, come rompere, fermare, danneggiare, riparare,
uccidere, un verbo diviene un sintagma composto da un nome o
aggettivo unito a un verbo generico come dimostrare, servire,
formare, giocare, rendere. Inoltre, la voce passiva viene usata
ovunque possibile rispetto a quella attiva e si usano costruzioni
nominali invece di gerundi (tramite esame
invece di esaminando).
La gamma di verbi viene ulteriormente limitata per mezzo delle
formazioni in -izzare e in -de e viene conferita una parvenza di
profondità alle affermazioni banali per mezzo della formazione in
non + in-. Le congiunzioni e le preposizioni semplici vengono
sostituite da sintagmi quali con riferimento a, visto il,
il fatto che, a forza di, in vista di, nell'interesse di, ipotizzando
che; e i finali di frase sono
salvati dal climax discendente da luoghi comuni clamorosi come
fortemente auspicabile, non è possibile ignorare, ci si
aspettano sviluppi nel prossimo futuro, meritevole di considerazione,
condotto a conclusione soddisfacente
e così via.
Dizione
pretenziosa. Parole come
fenomeno, elemento, individuo, obiettivo, categorico, effettivo,
virtuale, basilare, primario, promuovere, costituire, esibire,
sfruttare, utilizzare, eliminare, liquidare vengono usate per
imbellire un'affermazione semplice e donare un'aria di imparzialità
scientifica a giudizi pregiudizievoli. Aggettivi come epocale,
epico, storico, indimenticabile, trionfante, antico, inevitabile,
inesorabile, genuino sono usati
per dignificare il processo sordido della
politica internazionale, mentre la scrittura che mira a glorificare
la guerra prende solitamente una coloritura arcaica, le cui parole
caratteristiche sono: regno, trono, carro, pugno di ferro,
tridente, spada, scudo, stendardo, stivalone, squillante.
Espressioni e parole straniere come cul de sac, ancien regime, deus
ex machina, mutatis mutandis, status quo, gleichschaltung4,
weltanschauung5
sono usate per dare un'aria di cultura ed eleganza. Oltre alle utili
abbreviazioni i.e., e.g. ed etc., non vi è alcuna reale necessità
delle centinaia di sintagmi stranieri attualmente correnti nella
lingua inglese. I cattivi scrittori, e soprattutto quelli
scientifici, politici e sociologici, sono quasi sempre perseguitati
dalla nozione che le parole latine o greche siano più maestose di
quelle sassoni e parole non necessarie come espedire, migliorare,
predire, estraneo, sradicato, clandestino, subacqueo e centinaia di
altre guadagnano costantemente terreno a scapito di quelle
anglosassoni.6
Il gergo particolare della
scrittura marxista (iena, boia, cannibale, piccolo borghese, questa
gentry7,
lacchè, servo, cane pazzo, Guardia Bianca8,
ecc.) consistono in larga misura di parole tradotte9
dal russo, dal tedesco o dal francese; ma il modo normale di coniare
una nuova parola è quello di usare la radice greca o latina con
l'affisso appropriato e, quando necessario, con interventi sulla
lunghezza. È spesso più facile inventare parole di questo tipo
(deregionalizzare, inammissibile, extra-matrimoniale
e così via) piuttosto che pensare a quali parole inglesi rendano ciò
che si intende. Il risultato, in genere, è un aumento della
sciatteria e della vaghezza.
Parole
senza senso. In alcuni tipi di
scrittura, in particolare nella critica d'arte e letteraria, è
normale imbattersi in lunghi passaggi che mancano quasi completamente
di significato.10
Parole come romantico, plastico, valori, umano, morto,
sentimentale, naturale, vitalità,
per come sono usati nella critica d'arte, sono strettamente
insensate, nel senso che non solo non si riferiscono ad alcun oggetto
conoscibile, ma difficilmente ci si aspetta che il lettore vi faccia
riferimento. Quando un critico scrive “La caratteristica di spicco
dell'opera
di X è la sua qualità vivida”, mentre un altro scrive “La cosa
che colpisce immediatamente dell'opera
di X è il
suo particolare esser morta”, il lettore li accetta come una
semplice divergenza d'opinione.
Se fossero utilizzate parole come bianco e nero, invece di parole
gergali come morto e vivente, capirebbe in un attimo che la lingua è
utilizzata in maniera impropria. Similmente, si abusa di molte parole
della politica. La parola fascismo
ad oggi non ha alcun significato, in quanto significa “qualcosa non
desiderabile”. Le parole democrazia, socialismo, libertà,
patriottico, realistico, giustizia
hanno numerosi significati diversi che non si possono riconciliare
gli uni con gli altri. Nel caso di una parola come democrazia, non
solo non vi è una definizione condivisa, ma il tentativo di fornirne
una viene contestata da tutte le parti. Si ha la sensazione quasi
universale che quando diciamo che una nazione è democratica, la
stiamo elogiando: di conseguenza, i difensori di qualsiasi tipo di
regime sostengono che questo è una democrazia e temono di dover
smettere di usare quella parola, se fosse legata a qualsiasi
significato. Affermazioni come Il maresciallo Pétain era
un vero patriota, La stampa sovietica è la più libera del mondo, La
Chiesa Cattolica si oppone alle persecuzioni
vengono quasi sempre enunciate con l'intento di ingannare. Altre
parole usate con significati variabili, nella maggior parte dei casi
in maniera più o meno disonesta, sono: classe,
totalitario, scienza, progressista, reazionario, borghese,
uguaglianza.
Ora che ho elencato questo catalogo di raggiri e perversioni,
lasciatemi fornire un altro esempio di ciò a cui portano. Stavolta
deve trattarsi per sua natura di un testo immaginario. Tradurrò un
passaggio in buon inglese in inglese moderno del tipo peggiore. Ecco
un famosissimo passo dall'Ecclesiaste:
Io mi sono rimesso a considerare che, sotto il sole, per correre non
basta essere agili, né basta per combattere essere valorosi, né
essere saggi per avere del pane, né essere intelligenti per avere
delle ricchezze, né essere abili per ottenere favore; poiché tutti
dipendono dal tempo e dalle circostanze.
Eccolo in lingua moderna:
Le considerazioni oggettive sui fenomeni contemporanei urgono alla
conclusione che il successo o il fallimento nelle attività
competitive non mostrano tendenza a poter essere commensurate con le
capacità innate, ma che bisogna invariabilmente prendere in
considerazione un considerevole elemento di imprevedibilità.
È una parodia, ma non una molto grossolana. L'esempio (3) qui sopra,
ad esempio, contiene numerosi spezzoni della stessa tipologia di
lingua. Ci si accorgerà che non ho fatto una traduzione completa.
L'inizio e la fine della frase seguono il significato originale
piuttosto da vicino, ma le illustrazioni concrete in mezzo (di corsa,
battaglia, pane) si dissolvono nei sintagmi vaghi “il successo o il
fallimento nelle attività competitive”. Doveva essere così,
perché nessuno scrittore moderno del tipo di cui sto discutendo
(nessuno in grado di usare sintagmi come “le considerazioni
oggettive sui fenomeni contemporanei”) pianificherebbe mai i suoi
pensieri in maniera così precisa e dettagliata. La tendenza
predominante della prosa moderna è lontana dalla concretezza.
Analizziamo queste due frasi un po' più da vicino. La prima contiene
cinquanta parole, ma soltanto poco più di un centinaio di sillabe e
tutte le sue parole provengono dalla vita quotidiana. La seconda
contiene meno parole, ma più sillabe. La prima frase contiene sei
immagini vivide e solo un sintagma (“dal tempo e dalle
circostanze”) che si possa ritenere vago. La seconda non contiene
un singolo sintagma fresco o notevole e, nonostante il maggior numero
di sillabe, dà solo una versione abbreviata del significato
contenuto nella prima. Eppure non vi è dubbio che sia il secondo
tipo di frase a star guadagnando terreno nel linguaggio moderno. Non
voglio esagerare. Questo tipo di scrittura non è ancora universale e
degli affioramenti di semplicità compaiono qui e là nella pagina
peggio scritta. Ma, se a uno di noi venisse chiesto di scrivere
qualche riga sull'incertezza delle fortune umane, dovremmo
probabilmente avvicinarci di più alla mia frase immaginaria, che a
quella delle Ecclesiaste.
Come ho cercato di mostrare, la scrittura moderna, nelle sue vesti
peggiori, non consiste nello scegliere parole in base al loro
significato e inventare immagini per renderne più chiaro il
significato. Consiste nell'incollare lunghe strisce di parole che
sono state messe in ordine da qualcun altro e rendendo i risultati
presentabili tramite un'evidente truffa. L'attrattiva di questo modo
di scrivere risiede nella sua facilità. È più facile (persino più
veloce, quando ci si fa l'abitudine) dire Secondo il mio parere,
non è una supposizione ingiustificata che dire Credo che.
Se si utilizzano sintagmi pronti all'uso non solo non si deve andare
in cerca delle parole, ma non ci si deve nemmeno preoccupare del
ritmo delle frasi, dal momento che tali sintagmi sono disposti in
maniera tale da risultare più o meno armoniosi. Quando si compone di
fretta (quando si detta a uno stenografo, ad esempio, o pronunciando
un discorso pubblico) è naturale cadere in uno stile pretenzioso e
latineggiante. Conclusioni come una considerazione che faremmo
bene a tenere a mente o una conclusione con cui ognuno di noi
concorderebbe prontamente risparmierà che molte frasi finiscano
con un tonfo. Usando metafore, similitudini e modi di dire vecchi ci
si risparmia uno sforzo mentale considerevole, al costo di lasciare
vago il significato, non solo per il lettore, ma anche per se stessi.
È questa l'importanza delle metafore miste. L'unico scopo di una
metafora è di richiamare un'immagine visiva. Quando queste immagini
cozzano (come in La piovra fascista ha cantato il proprio canto
del cigno, lo stivalone è stato gettato nel crogiolo) si
può dare per certo che lo scrittore non vede un'immagine mentale
degli oggetti che sta menzionando: in altre parole, in realtà non
pensa. Guardiamo di nuovo gli esempi che ho fornito all'inizio di
questo saggio. Il professor Laski (1) usa cinque negazioni in
cinquantadue parole. Uno di questi è superfluo, rendendo insensato
l'intero passaggio e, inoltre, vi è un refuso (alieno invece di
simile11)
che lo rende ancora più insensato e vari esempi evitabili di
goffaggine che ne aumentano la vaghezza generale. Il professor Hogben
(2) gioca a rimpiattino con una batteria che è in grado di scrivere
prescrizioni e, sebbene non approvi l'utilizzo comune di vedere
rosso, non ha voglia di aprire il dizionario e cercarne il
significato per sapere cosa significa; (3), se si assume un
atteggiamento poco ben disposto nei suoi confronti, è semplicemente
insensato: probabilmente è possibile ricostruirne il significato che
l'autore intendeva dargli leggendo l'intero articolo in cui compare.
In (4), l'autore sa più o meno cosa vuole dire, ma l'accumulo di
sintagmi stantii lo soffoca, come foglie di tè nello scarico del
lavandino. In (5), le parole e il significato hanno quasi preso
strade diverse. Chi scrive in questo modo ha un significato emotivo
generale (detestano qualcosa e vogliono esprimere solidarietà nei
confronti di un'altra), ma non è interessato ai dettagli di ciò che
dice. Uno scrittore scrupoloso si porrà, dopo ogni frase scritta,
almeno quattro domande, ossia:
- Cosa voglio dire?
- Quali parole lo esprimono?
- Quale immagine o modo di dire lo renderà più chiaro?
- Quest'immagine è abbastanza nuova da avere effetto?
E probabilmente se ne porrà altre due:
Posso esprimerlo più in breve?
Ho detto qualcosa in un brutto stile che potevo evitare?
Ma non si è obbligati a porsi tutti questi problemi. Li si possono
evitare aprendo semplicemente la mente e lasciare che venga affollata
da formule già pronte. Esse costruiranno le vostre frasi per voi (e
persino i vostri pensieri, fino a un certo punto) e se necessario
eseguiranno l'importante servizio di nascondere parzialmente il
significato persino a voi stessi. È a questo punto che la
connessione speciale tra la politica e lo svilimento della lingua
diviene chiaro.
Nella nostra epoca, è largamente vero che la scrittura politica sia
una pessima scrittura. Quando ciò non è vero, si scoprirà
generalmente che lo scrittore è un qualche tipo di ribelle che
esprime le proprie opinioni personali e non una “linea di partito”.
L'ortodossia, di qualunque colore essa sia, sembra domandare uno
stile imitativo e smorto. I dialetti politici rinvenibili nei
pamphlet, negli articoli di fondo, nei manifesti, nei libri bianchi e
nei discorsi dei sottosegretari variano certamente da partito a
partito, ma sono tutti accomunati dall'impossibilità di ritrovarvi
una figura retorica fresca, vivida, originale. Quando si ascolta un
vecchio ronzino che ripete meccanicamente le espressioni familiari
sul palco del comizio, come atrocità bestiali, tallone di ferro,
tirannia sanguinaria, i popoli liberi del mondo, stare spalla a
spalla, si ha spesso la singolare sensazione di non stare
osservando un essere umano, ma una specie di marionetta, sensazione
che diviene improvvisamente più forte nei momenti in cui la luce
viene riflessa dagli occhiali dell'oratore, tramutandoli in dischi
vuoti che non sembrano avere degli occhi al di là di essi. E non si
tratta nemmeno di lasciarsi prendere dalla fantasia: un oratore che
usa quel tipo di fraseologia ha già intrapreso la strada verso il
tramutarsi in una macchina. I suoni adatti provengono dalla laringe,
ma il cervello non è coinvolto nella stessa misura in cui lo sarebbe
se stesse scegliendo le parole da sé. Se il discorso che sta
pronunciando gli è familiare a furia di averlo ripetuto in
continuazione, potrebbe essere quasi inconsapevole di ciò che dice,
come quando si pronunciano le risposte in chiesa. E tale stato di
consapevolezza ridotta, seppur non indispensabile, è ad ogni modo
favorevole alla conformità politica.
Nella nostra epoca, l'oratoria e la scrittura politica sono in larga
misura la difesa dell'indifendibile. Cose come la continuazione della
dominazione britannica in India, le purghe e le deportazioni russe,
lo sgancio delle bombe atomiche sul Giappone possono sicuramente
essere difese, ma solo tramite argomenti troppo brutali per poter
essere affrontati dalla maggior parte delle persone e che non
coincidono con gli scopi dichiarati dei partiti politici. Così, la
lingua della politica deve consistere in larga parte di eufemismi,
ragionamenti circolari e altre vaghezze belle e buone. Villaggi
inermi vengono bombardati, gli abitanti scacciati nelle campagne, il
bestiame ucciso a colpi di mitragliatrice, le capanne date alle
fiamme con proiettili incendiari: si chiama pacificazione.
Milioni di contadini vengono privati delle loro fattorie e costretti
a divenire profughi, portando con sé solo ciò che sono in grado di
trasportare a spalla: ciò è detto trasferimento di popolazione
o rettificazione delle frontiere. La gente viene detenuta per
anni senza processo, o giustiziata con un o sparo alla testa o
condannata a morire di stenti in segherie nel circolo polare artico:
si chiama eliminazione di elementi inaffidabili. Una tale
fraseologia è necessaria se si vuole nominare qualcosa senza
evocarne un'immagine mentale. Considerate ad esempio un agiato
professore inglese che difende il totalitarismo russo. Non può
ammettere candidamente “Credo che l'eliminazione fisica degli
avversari sia un bene, se è possibile ottenerne un vantaggio”.
Dunque, dirà probabilmente qualcosa del genere:
“Sebbene ammetta in tutta franchezza che il regime sovietico mostri
alcune caratteristiche che gli umanitari possano essere inclini a
deplorare, dobbiamo, ritengo, concordare sul fatto che una riduzione
della destra all'opposizione politica sia una concomitanza
inevitabile dei periodi transitori e che i rigori a cui il popolo
russo è stato chiamato sono ampiamente giustificati nella sfera dei
risultati concreti.”
Lo stile inflazionato è in sé un tipo di eufemismo. Una massa di
parole forbite ricade sui fatti come neve soffice, sfocando i
contorni e nascondendo tutti i dettagli. Il grande nemico della
lingua chiara è l'insincerità. Quando vi è una separazione tra gli
scopi reali e dichiarati, ci si rivolge come per istinto alle parole
lunghe e ai modi di dire logori, come una seppia che sputa
inchiostro. Nella nostra epoca non esiste qualcosa come “lo stare
alla larga dalla politica”. Tutti i problemi sono problemi politici
e la politica stessa è una massa di bugie, sotterfugi, follie, odio
e schizofrenia. Quando l'atmosfera generale è guasta, la lingua deve
soffrirne. Mi aspetterei di trovare (è questa una supposizione che
le mie conoscenze non mi consentono di verificare) che la lingua
tedesca, quella russa e quella italiana si siano deteriorate negli
ultimi dieci o quindici anni, come risultato della dittatura.
Ma se il pensiero corrompe la lingua, anche la lingua può corrompere
il pensiero. Un cattivo uso può diffondersi per tradizione e
imitazione anche tra persone che dovrebbero saperne e ne sanno di
più. La lingua degradata che ho discusso è talvolta molto
conveniente. Sintagmi del tipo non è una supposizione
ingiustificabile, lascia molto a desiderare, non condurrà a
buon esito, una considerazione che faremmo bene a tenere a mente
sono una tentazione continua, uno scatolo di aspirina sempre a
portata di mano. Riscorrete questo saggio e sicuramente troverete che
ho commesso in continuazione gli stessi errori contro cui protesto.
Con la posta di stamane ho ricevuto un pamphlet sulle condizioni in
Germania. L'autore mi scrive che si è “sentito il dovere” di
scriverlo. L'ho aperto su una pagine a caso, ed ecco una delle prime
frasi che ho visto: “[Gli Alleati] hanno non solo l'opportunità di
ottenere una trasformazione radicale della struttura sociale e
politica della Germania al fine di evitare una reazione
nazionalistica nella Germania stessa, ma al contempo di porre le
fondamenta di un'Europa cooperativa e unita”. Vedete, si “sente
in dovere” di scrivere, ovvero sente, presumibilmente, di aver
qualcosa di nuovo da dire, eppure le sue parole si raggruppano
automaticamente in una triste formazione a loro familiare, come i
cavalli allo squillo di tromba. L'invasione della mente di
espressioni pronte all'uso (porre le fondamenta, ottenere una
trasformazione radicale) si può evitare solamente se si è
costantemente in guardia e ogni espressione del genere anestetizza
una porzione del cervello.
Poco fa ho detto che la decadenza della lingua è probabilmente
curabile. Coloro che lo negano sottolineerebbero (sempre che ne siano
in grado) che una lingua non è altro che il riflesso di condizioni
sociali esistenti e che non ne possiamo influenzare lo sviluppo
smanettando direttamente con le parole e i costrutti. Per quel che
riguarda il tono generale o lo spirito della lingua, ciò può essere
vero, ma non è vero in dettaglio. È capitato spesso che sparissero
espressioni e parole stupide, non grazie a un processo evolutivo, ma
grazie all'azione consapevole di una minoranza. Due esempi recenti
sono battere tutte le strade e non escludere nessuna
possibilità, scomparse grazie alla derisione messa in atto da
alcuni giornalisti. C'è una lunga lista di metafore inutili che
potrebbero essere eliminate, se un numero sufficiente di persone si
interessasse a tale compito e potrebbe essere anche possibile
deridere l'esistenza stessa della formazione in in-, ridurre la
quantità di latino e greco nella sentenza media ed eliminare
espressioni straniere e parole scientifiche a sproposito e, più in
generale, rendere la pretenziosità fuori moda. Ma tutti questi sono
punti minori. La difesa della lingua inglese implica più di ciò ed
è forse meglio iniziare col dire cosa ciò non implica.
Per iniziare, non ha nulla a che vedere con gli arcaismi, col
salvataggio di parole e figure retoriche obsolete o con la creazione
di un “inglese standard” da cui non allontanarsi mai. Al
contrario, è necessario eliminare ogni parola o modo di dire che non
siano più utili. Non ha nulla a che vedere con una grammatica e una
sintassi corretta, che non hanno importanza, a patto che il
significato sia chiaro, o l'evitare gli americanismi, o avere ciò
che si chiama “un buono stile prosaico”. D'altro canto, non
riguarda la finta semplicità o il tentativo di rendere l'inglese
scritto più colloquiale. Né implica la preferenza della parola
anglosassone a quella latina sempre e in ogni caso, sebbene implichi
l'utilizzo di meno parole e parole più corte che possano esprimere
il significato. Ciò che più di tutto è necessario è il lasciare
che il significato scelga le parole, non il contrario. Nella prosa,
la cosa peggiore che si possa fare con le parole è arrendersi ad
esse. Quando si pensa a un oggetto concreto, l si fa senza le parole
e poi, se si vuole descrivere la cosa che si è visualizzata, si va
in cerca delle parole più adatte. Quando si pensa a qualcosa di
astratto si è più inclini a usare le parole sin da subito e, a meno
di non fare uno sforzo consapevole per evitarlo, il dialetto
esistente irromperà, facendo il lavoro al posto dello scrittore, al
costo di affievolire o persino cambiare il significato. È forse
meglio rimandare l'uso delle parole il più a lungo possibile e
rendere il significato più chiaro possibile tramite immagini e
sensazioni. In seguito sarà possibile scegliere (e non semplicemente
accettare) le espressioni che meglio rendono quel significato e poi
fare il contrario; decidere quali impressioni è più probabile che
le proprie parole evochino in un'altra persona. L'ultimo sforzo
mentale elimina tutte le immagini vecchie o ambigue, tutte le
espressioni prefabbricate, le ripetizioni inutili, le ipocrisie e, in
generale, la vaghezza. Ma si può essere spesso in dubbio
sull'effetto di una parola o di una espressione e c'è il bisogno di
regole su cui poter fare affidamento quando l'istinto non basta.
Credo che le seguenti regole coprano la maggior parte dei casi:
- Non usare mai una metafora, una similitudine o altre figure retoriche che si è soliti vedere sulla carta stampata;
- Non usare mai una parola lunga, se una breve è sufficiente;
- Se è possibile cancellare una parola, fallo sempre;
- Non usare mai la costruzione passiva, se è possibile usare quella attiva;
- Non usare mai un'espressione straniera, una parola scientifica o gergale se sei in grado di pensare al suo equivalente in inglese corrente;
- Infrangi queste regole prima di dire qualcosa di apertamente barbaro.
Queste regole sembrano elementari perché lo sono, ma richiedono un
profondo cambiamento di atteggiamento in chiunque si sia abituato a
scrivere nello stile che oggi va di moda. È possibile attenersi a
tutte loro, ma scrivere comunque male, ma non è possibile scrivere
cose del tipo che ho citato in quei cinque esemplari all'inizio di
questo articolo.
Non ho considerato l'uso letterario della lingua, ma solo la lingua
come strumento per esprimere il pensiero, non per nasconderlo o
impedirlo. Stuart Chase e altri sono giunti vicino all'affermare che
tutte le parole astratte non hanno significato e l'hanno usato come
pretesto per sostenere un tipo di quietismo politico. Dal momento che
non sapete cosa sia il fascismo, come lo si può combattere? Non c'è
bisogno di ingoiare assurdità del genere, ma bisogna riconoscere che
l'attuale caos politico è connesso al decadimento della lingua e che
è probabilmente possibile apportare dei miglioramenti a partire
dalla lingua. Se si semplifica l'inglese si è liberi dalle peggiori
follie dell'ortodossia. Non si è in grado di parlare nessuno dei
dialetti necessari e quando si fa un'affermazione stupida, la sua
stupidità sarà ovvia persino a se stessi. Il linguaggio politico (e
con variazioni vere per tutti i partiti politici, dai conservatori
agli anarchici) ha come intento quello di rendere le bugie verosimili
e l'assassinio rispettabile, oltre che a dare una parvenza di
solidità a una capanna di giunchi. Non è possibile cambiare tutto
ciò in un momento, ma è per lo meno possibile cambiare le proprie
abitudini e, di tanto in tanto, è persino possibile, se lo si deride
abbastanza forte, buttare qualche espressione consunta e inutile
(come stivalone, tallone d'Achille, vespaio, crogiolo,
prova decisiva, vero inferno o altri tipi di rifiuti verbali)
nella spazzatura, dov'è giusto che finiscano.
George Orwell
1 Ho preferito sostituire i phrasal verbs presenti nell'originale con dei modi di dire (in realtà, dei verbi sintagmatici) più semplici da comprendere per il lettore italiano (NdT).
2 Ho
elencato qui solo le espressioni idiomatiche traducibili in italiano
(NdT).
3 Questo
è uno dei modi di dire che non è possibile tradurre in italiano.
Toe the line
significa conformarsi e deriva dall'abitudine, prima della partenza
delle corse ippiche, di spostare lo zoccolo del cavallo appena prima
della linea di partenza (ricordiamo che le zampe del cavallo hanno
un solo dito, ecco perché toe).
4 Sincronizzazione (NdT).
5 Ideologia (NdT).
6 Un'interessante
prova di ciò è il modo in cui i nomi dei fiori in inglese, in uso
fino a poco tempo fa, stanno venendo soppiantati da quelli greci. La
Bocca di Leone (Snapdragon) diventa l'antirrhinum, i
non-ti-scordar-di-me (forget-me-not) diventano myosotis, ecc. È
difficile riscontrare qualunque motivo pratico in tale cambiamento
di uso: è probabilmente dovuto a un istintivo ritrarsi dalla parola
più familiare e a una vaga sensazione che la parola greca sia più
scientifica. (NdA)
7 La
gentry è la piccola
aristocrazia rurale. In questo caso, ci si riferiva spregiativamente
ai borghesi in maniera non particolarmente velata (NdT).
8 La
Guardia Bianca è il titolo di un romanzo di Mikhail Bulgakhov,
scrittore ucraino di lingua russa. L'Armata Bianca era l'esercito
fedele allo zar che combatté contro i rivoluzionari durante la
Rivoluzione d'Ottobre, così chiamata per il colore delle proprie
divise (NdT).
9 In
realtà si tratta di calchi semantici (NdT).
10 Esempio:
Col conforto della
cattolicità della percezione e dell'immagine, stranamente di gamma
Whitmanesca, quasi l'esatto opposto in compulsione estetica,
continua ad evocare quel suggerire accumulativo, atmosferico e
tremante, a una atemporalità crudele, inesorabilmente serena...
Wrey Gardiner mette a segno, mirando a semplici bersagli con
precisione. Solo che non sono molto semplici, e attraverso questa
tristezza scorre più della superficiale rassegnazione agrodolce.
Trimestrale di Poesia
11 Laski
scrive “alien” invece di “akin”. (NdT)
venerdì 11 aprile 2014
Disponibile Visionaire Studio 4 beta
È di questi giorni la notizia del rilascio di Visionaire Studio 4, nuova versione dell'editor per avventure grafiche.
Le nuove caratteristiche sono elencate sul sito ufficiale.
Da notare l'aggiunta dell'italiano tra le lingue dell'interfaccia disponibili.
lunedì 7 aprile 2014
Actual Sunlight
Actual Sunlight ha superato la fase di Greenlight su Steam e adesso è disponibile per il
download in versione multilingua in inglese, italiano, francese, spagnolo e
portoghese (brasiliano).
Non si tratta di un RPG, né di un gioco di avventura: è una
breve storia interattiva che, a detta dell’autore, tratta di amore, di depressione
e della corporation.
Recensito da Andrea Rubbini su Multiplayer.it
e da Francesco Ursino su Spaziogames.it,
il titolo ha ricevuto un voto di 8.0/10 e 7.5/10, rispettivamente. Entrambe le
recensioni, però, lamentavano l’assenza di una localizzazione in italiano.
Non nascondo di sperare che i due autori ritornino su queste
recensioni e diano un parere sulla qualità della localizzazione. Come si suol
dire, so’ soddisfazioni.
Nel frattempo, è possibile acquistarlo su Desura o su Steam,
dove è attualmente scontato del 10%.
venerdì 4 aprile 2014
Della stagnazione culturale
Da Mark Twain, The Adventures of Tom Sawyer (1884)
Era una di quelle persone infatuate
delle medicine alternative e tutti i più recenti metodi di produrre salute o di
rimettersi. In queste cose era una sperimentatrice inveterata. Quando vi era
una novità in questo campo era febbrile, da subito, ad desiderio di provarla;
non su di lei, dal momento che non stava mai male, ma su chiunque le si
trovasse a tiro. Era abbonata a tutti i periodici sulla “Salute” e alle frodi
frenologiche e pendeva dalle labbra dell’ignoranza di cui erano pieni. Tutto il
“marciume” che contenevano riguardo la ventilazione, come andare a letto, come
alzarsi, cosa mangiare, cosa bere, quanto esercizio fare, che stato d’animo
avere per tenersi in salute e che tipi di abiti indossare erano il suo vangelo
e non le importava che le riviste sulla salute di quel mese contraddicevano
abitualmente tutto ciò che avevano raccomandato il mese prima.
Da Herbert George Wells, Ann Veronica (1909)
“Noi siamo la specie,” disse Miss
Miniver, “gli uomini sono solo avvenimenti. Si danno delle arie, ma è così. In
tutte le specie animali le femmine sono più importanti dei maschi; sono i
maschi a dover soddisfare loro. Guarda le penne dei pavoni, guarda la
competizione che c'è ovunque, tranne che tra gli umani. I cervi e i buoi e
tutti gli altri che devono lottare per averci, ovunque. Solo nel genere umano è
il maschio a essere reso più importante. E ciò avviene per mezzo della
maternità; è la nostra stessa importanza che ci degrada. Mentre ci occupavamo
dei bambini, ci hanno derubato dei nostri diritti e delle nostre libertà. I
bambini ci hanno rese schiave e gli uomini se ne sono approfittati. È, come
dice Mrs. Shalford, l'accidentale che conquista l'essenziale. In origine, tra i
primi animali non vi erano maschi, proprio nessuno. È dimostrato. È allora che
loro compaiono tra gli esseri inferiori” fece dei gesti meticolosi per
raffigurare la scala della vita; sembrava che stesse reggendo in mano degli
esemplari e li osservasse attraverso gli occhiali, “tra i crostacei e animali
simili, solo come piccole creature, infinitamente inferiori alle femmine.
Nient'altro che parassiti. Cose di cui si riderebbe. E anche tra gli esseri
umani, le donne erano inizialmente regnanti e capi; possedevano tutte le
proprietà, hanno inventato tutte le arti. Il governo primitivo era il
Matriarcato. Il Matriarcato! I Signori della Creazione si limitavano a fare i
facchini e ciò che gli veniva detto.”
“Ma è davvero così?” chiese Ann
Veronica.
“È stato dimostrato,” disse Miss
Miniver, aggiungendo poi “da professori americani.”
“Ma come l'anno dimostrato?”
“Con la scienza,” disse Miss Miniver e
continuò di fretta, mostrando una mano retorica che lasciava intravedere una
fetta di dita attraverso il guanto. “E ora, guardiamoci! Guardiamo cosa siamo
diventate. Giocattoli! Inezie delicate! Un sesso di invalidi. Siamo noi ad
essere diventate i parassiti e i giocattoli.”
Considerato
che anche oggi ci sono persone che fanno ragionamenti del genere, credo che sia
doveroso parlare di stagnazione culturale.
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